The Walking Dead ci ha salvato la vita

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In questo periodo sto guardando con parte della famiglia The Walking Dead, esce in DVD ogni martedì. È un telefilm, americano. La storia di The Walking Dead parla sostanzialmente di zombie, anzi di americani che vivono in un mondo popolato da zombie. Perché il mondo è popolato da zombie? Non si sa. Agli americani evidentemente non piace la storia, quindi non si fanno tante domande.
Ci sono i dannati zombie e niente è come prima.

Come dice zerocalcare in The Walking Dead non succede mai una ceppa. La storia tipo è di gente che fa cose, poi sembra che si mettano bene, poi sta per succedere una grana e finisce la puntata. E tu guardi quella dopo: le cose sembrano risistemarsi, poi sta per succedere una grana e finisce la puntata. E tu guardi quella dopo, le cose dopo un po’ sembrano risistemarsi, ma poi succede ancora una grana, gente muore, gente arriva, finisce la puntata. E tu guardi quella dopo e vabbé il gioco è chiaro, ogni volta che sembra che i personaggi inizino ad avere un minimo di tranquillità succede una grana e tu sei costretto a continuare a stare lì davanti a vedere come va a finire.

Identico a una installazione di un pacchetto su Ubuntu, se avete presente.

Comunque ieri camminavo con terzogenita sulle spalle, sentivo briciole e muco cadermi sui radi capelli e pensavo perché, perché siamo così attirati dalle storie di non-morti. E poi ho pensato che tutto sommato l’umanità si è evoluta sui propri cadaveri. L’uomo ha iniziato a uscire dalla barbarie nel momento in cui si è chinato sul proprio simile, sulla propria carogna, e con un arnese atto a fare danno ha sventrato un suo simile e si è messo a tirare fuori le interiora, vedere come sono fatte, capire.

L’evoluzione umana si basa sul fatto che siamo usciti dallo stato naturale e siamo passati a quello di zombi, gente viva ma che ha bisogno di arti, sangue, placebi, carne, organi. Va in giro, sorride, e custodisce dentro di sé la più grande ricchezza: un budello di roba bagnata che lentamente macera, come una duracell progettata da David Cronenberg.

cose che mi sono successe mentre zerocalcare mi stava aggiustando lo stereo

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ero lì che ascoltavo Tinseltown Rebellion a rovescio, per vedere se c’erano davvero i messaggi porno satanici di cui mi aveva parlato mio cugino, quando crollo, mi addormento di schianto, perché zappa è un po’ come la musica classica, grandioso, ma dopo dieci minuti ha rotto il cazzo, quindi crollo, e mi appare in sogno freddy kruegher, krugher, krugheer, quello con la faccia tutta mangiata e le mani con le lame, solo che nel sogno ha la faccia e la voce di freddie mercury ed è triste e canta sottovoce le canzoni degli smiths, girlfriend in a coma dice, i know i know, iknow era anche un curioso programma di database ad oggetti, ma non c’entra con il sogno, quindi canta e mi dice che mi deve ammazzare e io dico cazzo era anche l’ora,

voglio dire, la vergine non ricordo il nome ci ha lasciato in un mare di lacrime, lo dice anche la famosa canzone, e infatti se ci fate caso la vita è orrenda, nel senso se uno la vive davvero appieno, vista non in prospettiva, day by day, cromosoma dopo cromosoma, cadavere su cadavere, e quindi il fatto di essere ucciso da freddie non è certo il peggiore dei possibili mali, pensate a vivere con i voucher dell’agenzia delle entrate o del sistema pensionistico, o fare vivere dentro il grande magazzino del cobol e dover fare a mano tutti i conti che i cobolisti delegano alla Grande Macchina pensando che ci sia una pietra ner

o

parliamo di

ma perché non leggo quello che scrivo

dicevo la grande pietra nera degli spartani, quella arabica e gommosa, comunque ora che sto scrivendo ho in mano un pacco di pasta del raviolificio Lo Scoiattolo, e in grassetto c’è scritto attenzione può contenere tracce di nocciole e noci, c’è una certa ironia nel mondo, Elettra dice sedici, sta contando, cottura cinque sei minuti, freddie dice mi spiace amico e affonda la lama nella mia pancia che si apre come una bocca ardente e dice, la pancia, tanto t’ho amato, ma mica tanto

anni dopo in spagna trovano i resti della bozza della grande muraglia, con tanto di giapponesi interrati

se qui sotto leggete una reclame di qualcosa sappiate che è merda

sai cosa è un limulo koch

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sai cosa è un limulo koch, beh koch, è un essere preistorico, parliamo di un dannato fossile vivente che è sopravvissuto ai dinosauri, alle glaciazioni, a vulcani che eruttano sulla terra, al male profondo dell’uomo, alle primitive esibizioni terrestri della civiltà, della cultura, della sopraffazione, e che ora vive su alcune spiagge di non so quale continente dove vive alla grande, stiamo parlando di una specie di carpatace, carratace, non so come si chiamino, cose tipo granchi, ma se lo giri e lo guardi bene vedi che più che un granchio è un fottuto scarafaggio marino, se la memoria non mi inganna koch parliamo di cinque librerie di polmoni, di cui una maggiore delle altre che fa da protezione e che permettono al limulo di vivere anche tra i cristiani, almeno finché le branchie polmonari sono abbastanza umide, e parliamo anche di cinque occhi, non so come facciano ad essere dispari, ma mi pare proprio che siano cinque, di cui due fatte a mosaichini come quelle degli insetti, che gli servono a tenere sott’occhio la compagna della loro vita, la limulo femmina che è più grossa del limulo maschio, ma che non ha quegli artiglietti che il maschio usa per tenersi bene forte al carrapace della femmina nel momento dell’accoppiamento, queste bestie si accoppiano anche koch, con delle zampette, irrorando le migliaia di uova che la femmina secerne, irrorando come spumante buttato a cazzo nel momento della maggior gloria, a fecondare i limuli del futuro, due occhi per tenere sott’occhio la compagna, altri per sentire le luce e due piccoli per nuotare meglio, cinque occhi impensabile, cinque occhi diversi che fanno cose diverse vedono cose diverse, sentono cose diverse, ci credo che non si sono estinti, ma senti questa koch, a vederli i limuli sono abbastanza orrendi, sopra una corazza di osso che sembrano alieni, e se li giri ci sono solo zampette di scarafaggio, non hanno un corpo, solo carrapacio duro d’osso e sotto zampette maleodoranti, niente corpo, ebbene, ci sono, senti questa koch, ci sono associazioni che si battono contro lo sfruttamento inumano del limulo da parte di chi, koch, chi potrebbe sfruttare questo fossili senza corpo, esatto koch, noi, i cristiani

e cosa sfruttiamo del limulo, il sangue koch, sai di che colore è il sangue del limulo, beh, koch, ad essere sincero è trasparente, ma a contatto con l’aria diventa azzurro, di una bellezza incredibile questo sangue di limulo, e non solo bello ma anche utile, perché il sangue di limulo fa da sensore della purezza della vita, delle cose, del male umano e quello divino e quindi cosa fa l’uomo, va nelle spiagge, prende i limuli che cercano i bassi fondali per l’accoppiamento, li porta in laboratori umani, li mette in fila, li lava, gli infila un tubo nel loro carrapace e succhia via il sessantacinque per cento del loro sangue, per usarlo nelle aziende farmaceutiche, il sessantacinque per cento, poi li ributta in mare e tanti saluti, forse non è il sessantacinque per cento, non ricordo bene, comunque succhia bene il suo sangue azzurro e lo ributta in mare, l’uomo, e il sangue lo usa per sopravvivere

alcuni muoiono, dei limuli dico, altri continuano a pompare, a tenere duro, a farsi forza, a farsi sempre più sottili, con sempre meno corpo, più zampe, più corazza, meno organi interni, meno sangue, meno spazio nei cinque polmoni, gli occhi tutti aperti, a cercare il momento giusto per la nuova transizione

Intervista ai personaggi di “Chi ha ucciso David Crane” #4: la vergine

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INTERVISTATORE: quindi questo libro…
VERGINE: io non ero pronta
INTERVISTATORE: capisco
VERGINE: volevo la parte
INTERVISTATORE: e la richiesta del copione…
VERGINE: si chiedeva espressamente un personaggio vergine
INTERVISTATORE: vergine nel senso
VERGINE: nel senso
INTERVISTATORE: e – mi scusi la domanda – lei all’epoca era…
VERGINE: parliamoci chiaro
INTERVISTATORE:
VERGINE: io non me lo ricordo
INTERVISTATORE: ecco
VERGINE: ero vergine? non ero vergine? non me lo ricordo
INTERVISTATORE: ma voleva entrare nel romanzo
VERGINE: come non mai. come non mai. vede, scrivere sono capaci tutti. oggi con il digitale tutti pubblicano qualcosa, cosa ci vuole.
INTERVISTATORE:
VERGINE: ma essere un personaggio di un romanzo, beh, è una cosa diversa. tutto un altro paio di maniche
INTERVISTATORE: è più seduttivo
VERGINE: no, è proprio un campo diverso. lo scrittore deve affermare il proprio ego, fa errori di valutazione, deve andare a proporre qualcosa che – in sostanza – nessuno vuole
INTERVISTATORE:
VERGINE: il personaggio è già oltre. è dentro alla storia, dentro al romanzo. se fa errori non sono errori, è già narrativa
INTERVISTATORE: capisco
VERGINE: nel futuro non avremo più lettori e scrittori, si sarà creato un grande pastume, saremo tutti personaggi
INTERVISTATORE: addirittura
VERGINE: sì, lo credo veramente. passeremo ore a leggere quello che dicono altri personaggi e scrivere quello che dovrebbero dire i nostri. un grande gioco sociale
INTERVISTATORE: parla della rete
VERGINE: parlo di tante cose. cosa era quella cosa che mi ha dato da bere?
INTERVISTATORE: pastis
VERGINE: beh, picchia
INTERVISTATORE: torniamo alla verginità
VERGINE: magari (ride)
INTERVISTATORE: (ride)
VERGINE: eh, ormai dopo l’ebook la verginità è andata
INTERVISTATORE: leggendola sembra una scena divertente. lei è legata, imbavagliata, eppure riesce a…
VERGINE: (tra sé e sé) è andata
(…)
INTERVISTATORE: ancora una domanda: cosa ne pensa dell’undici settembre?
VERGINE: di cosa?

(scopri l’ebook di “Chi ha ucciso David Crane?”)

Pastis

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Nel tempo della crisi bevevamo Pernod.
Era così bello stare sul divano
affacciati sulle immagini di persone che si lamentavano
di chissà quale disagio.
Poi sarebbe arrivato il tempo in cui saremmo morti,
noi come loro,
e questo avrebbe fatto la differenza.

Non bisogna mai pensare di notte

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È notte. Sono le quattro di notte. Guarda il buio. In questa casa non si vede niente, quando si abbassano le tapparelle viene il nero più completo. Potrebbe essere in qualsiasi posto. Aveva anche letto un libro di uno che di notte pensava di essere in luoghi del passato e con la mente ricostruiva nel buio le architetture delle camere. Chi era? David Foster Wallace. No. Non era lui, ma avrebbe potuto. Proust. Era Proust.
I romanzi e la distribuzione del libro erano perfetti per la ristretta elite di lettori borghesi. I tempi cambiano, anche i dinosauri. Un tempo i dinosauri divoravano incauti viaggiatori del tempo, ora fanno pulcini.
Le quattro di notte, la sveglia ha suonato per mezz’ora, poi Enzo l’ha spenta. Segnava le ventuno e dieci, ma erano le quattro di notte. Era sballata, era di suo figlio. Si era messo la sveglia per ricordarsi di vedere The Mentalist. Il nostro giudizio critico sulle cose nasce dalle rose.
Allunga la mano per sentire se accanto a lui c’è ancora qualcosa. Sente, tocca. Una parte interna del suo cervello è ancora abbagliata dai led dei due cellulari. Per quanto ne sa potrebbe essere su una navicella orbitante attorno a saturno. I rumori dell’ambiente. L’astronave non fa suono. Anche il de-gravitatore gira all’interno di cerchi bagnati in olio. Uno scroscio lontano: qualcuno, da qualche parte, ha cessato.
Allunga ancora la mano. One piece. Il brizzolato dei fantastici quattro. Anche loro allungavano gli arti se non ricorda male. Allunga ancora la mano.

Fa freddo.

Enzo si stringe nel piumone. Sente il suo odore che sale da sotto. Lasciamo più denti, capelli, odori che pensieri, post mortem. La sua ambizione si è scontrata con quella degli altri. Espressione latina: vaso di coccio circondato da vasi di rame. Forse non era rame. Non se la ricorda. Di lui diranno:[ ]*. Saranno le cinque ormai, pensa.
Essere felici non è difficile, se sei nello stato d’animo adatto. Tipo se sei vivo. Le ginocchia sbucciate. Perché da ragazzo si sbucciava sempre le ginocchia, la terra dentro. Il gusto del sangue quando inizia a raddensarsi. Era felice da ragazzo? Non lo so, era come adesso. Enzo pensa. Sono cambiato come i dinosauri. Come il tempo. Come il dolore.
Non bisogna mai pensare di notte. Di notte non si pensa, si aprono le falle. Immaginatevi una nave, un bianco fuscello che salta sulel o

rifaccio: immaginatevi una nave, ampia, grande rugginosa, che va diritta con difetto di bussole, ampie vetrate e equipaggio scomparso da tempo. Di notte qualcuno scende nelle fondamenta della nave, nel cemento armato incastrato nel fondo marino e apre le finestre sotterranee. Le lavatrici oceaniche. Così Enzo. Entra acqua sporca, cadaveri di girini e altri piccoli rettili, vestiti di gente mai vista sui cui galleggiano insetti dentati, pronti a saltare e succhiare ogni cosa per sopravvivere fino all’alba.

Saranno le cinque di notte, le quattro. Enzo ha freddo, tanto vale che mi alzo, pensa. Se mi alzo il freddo aumenta. Pensa. Si alza, pensa, e va a sbattere contro un mobile che non c’era. Scopre di essere in un altra casa. Nella camera da letto di Proust. Piante marce, quadri, odore di chiuso e spezie. L’ottocento, l’arrivo del novecento. Fa un freddo bastardo, pensa. I klingon. Enzo pensa a come potrebbe scaldato.

Vidi una donna, alta, nobile in viso e in aspetto, di fragile fattura, con gamba sinistra parzialmente mutila e leggero strabismo, che reggeva in mano una bilancia e in seconda mano una cornucopia di profilassi varie. Ella, vestita di radi lenzuoli azzurri che più mostravano che coprivano, venne verso Enzo con un sorriso che mostrava numero due lingue parzialmente retrattili e denti incidentalmente tutti canini. Che cazzo. Ella disse parole oscene che non posso riportare ma che Enzo comprese con lieve inchino. Sangue si sposta. Chissà perché siamo fatti così, pensa Enzo. Le estremità del corpo. La riproduzione. Ella, mostro lui una piaga suppurosa. Enzo non distoglie lo sguardo. Lo sventurato rispose.