Guida alle arti marziali marziane

Una delle prime tecniche di arti marziali marziane con cui si viene a conoscenza è quella della cosiddetta distribuzione del dolore. Banalizzando, venendo colpiti ad un arto A, la tecnica di distribuzione del dolore permette di condividere la sofferenza con un arto speculare B. A seconda della propria preparazione e della conoscenza delle arti marziali marziane è possibile avere tre tipologie di distribuzione del dolore: parziale (o distributiva vera e propria), imperfetta, perfetta.
La parziale permette di distribuire il dolore tra i due arti interessati, A e B. Vengo colpito ad un braccio A e dimezzo il dolore provato al braccio *trasferendo* una parte del dolore all’altro braccio B. È facile capire i vantaggi marziali di questa tecnica.
L’imperfetta permette di trasferire tutto il dolore dal braccio A al braccio B mentre la perfetta *duplica* il dolore provato al braccio A, replicandolo uguale al braccio B.
Molti di voi saranno già entrati in confidenza con l’imperfetta: quante volte capita alla sera tardi di ferirsi con arnesi da cucina, un piccolo taglio alla mano, e di risvegliarsi la mattina dopo accorgendosi che l’arto offeso adesso è quello speculare rispetto alla sera prima? Credo sia un fatto abbastanza comune a tutti noi. Evidentemente di notte, alcuni movimento posturali e alcune esondazioni salivari hanno attivato inconsciamente la tecnica della distribuzione del dolore imperfetta.
Quando la mia guida astrale mi consegnò questa tecnologia rimasi perplesso sulla terminologia utilizzata. Perché “imperfetta” e “parziale” una tecnologia che rimuove o attenua il dolore, e “perfetta” una che invece raddoppia il dolore? La mia guida mi disse che tutto sarebbe stato più chiaro se prendevo in considerazione il fatto che la tecnica era nata e sviluppata da marziani.
La civiltà marziana era infatti – sostanzialmente – una sola grande entità, quella che oggi definiremo una rete di nodi appartenenti ad un unico grande nodo principale. La tecnica nacque per evitare che una sofferenza troppo intensa subita da un singolo portasse alla sua morte, e a cascata provocasse altro dolore ai nodi connessi. Inizialmente si pensava che la duplicazione parziale o imperfetta fossero le tecniche migliori di sopravvivenza, ma in breve ci si rese conto che la prima offuscava la portata del dolore del singolo, rendendolo impreparato ai successivi attacchi, mentre la seconda agiva sull’egoismo del singolo nodo in maniera ancora più pericolosa. Si capì, mi spiegò la mia guida, che il metodo migliore di comprensione del dolore era quello di trasferirlo identico all’intera collettività. Nessuno si salva da solo.
La mia guida astrale, con correttezza, non mancava mai di ricordarmi che la civiltà marziana si era però estinta e di lei oggi restano solo i sogni e la polvere rossa.

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