Una parte della mia memoria è stata solcata da cose che non possono più essere cancellate

Sono davanti al computer che lavoro e — a un certo punto — mi metto a fischiettare. Inconsciamente, non lo faccio apposta. Fischietto questo motivo breve, lo ripeto per due o tre volte finché non mi rendo conto che lo sto facendo.

Rimango così immobile, con le dita sulla tastiera. Riprovo a fischiettare lo stesso tema, e anche questa volta ci riesco. È identico a prima. Quindi, penso, è un jingle che conosco. Lo so a memoria. Lo fischietto ancora un volta. Sento di conoscerlo, ma non so assolutamente da dove arrivi.

Sembra un jingle di un videogioco. In qualche modo so che è un jingle di un videogioco, ne sono certo. Inizio a cercare nella mia memoria. Non è Pac-man, non è Donkey Kong.

Alla fine emerge, lentamente, un nome.

Mr. Do

Quanto è che non gioco a Mr. Do, penso. L’ultima volta che ci ho giocato ero un ragazzino a Borgio Verezzi, Mr. Do era il videogioco di punta del camping Mara, e io avevo fatto il record assoluto. Avevo fatto tutti i livelli del gioco e poi ricominciato dal primo. Qualcosa come quattro ore di gioco ininterrotte, gente che mi portava da bere e mangiare. Non ero solo, eravamo in due: io muovevo il joystick e un’altro ragazzino sparava. Ci eravamo divisi i compiti e i soldi necessari per la partita.

Estate del 1983, 1984. Uno di quegli anni.

Ricordo anche la delusione un mese dopo a Genova, entro in una sala giochi, vedo Mr. Do, dico ai ragazzini intorno che a quel gioco sono bravissimo, inizio la partita e vengo massacrato. In quel Mr. Do i cattivi erano più veloci. Chi aveva messo il videogame nella sala giochi aveva impostato le preferenze su un gioco più difficile. Il mio record era svanito come neve al sole.

Quindi, occhio e croce, sono trentatré anni che non sento più quel jingle, possibile che ora lo stia fischiettando? Apro youtube, cerco Mr. Do. Trovo un video longplay, lo faccio partire, alzo il volume delle casse ed eccolo lì. È lui.

Oggi, nel 2017, a quarantasette anni, io sto fischiettando un jingle di un videogioco a cui avevo giocato furiosamente trentatré anni fa.

Le EPROM sono memorie che si comportano come le ROM, ovvero sono memorie non scrivibili ma solo leggibili. Mentre le ROM sono fisse per sempre e le RAM si riscrivono di continuo, le EPROM sono in sola lettura ma, con particolari accorgimenti, possono essere scritte.

Ecco, una parte della mia memoria riscrivibile è stata solcata da suoni, immagini, colori che ormai non possono più essere cancellati. Da qualche parte il jingle di Mr. Do ha preso il suo posto e rimane lì in attesa per sorprendermi all’improvviso e ricordarmi di tutto quello che sono stato nel tempo, nei mondi infiniti che ci lasciamo dietro.

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