Caro giocatore di Pokemon Go, facciamo un patto

Caro allenatore di Pokémon Go non integralista che non hai campo, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia Micromon che ha deformato il Pokédex, trasformando la carta Vice Dragon in un’uscita vincente, e la tua rabbia verso la corte Niantic che si atteggia a nostra alleata e invece finanzia App eretiche dai tempi del Nintendo 3d. Il piano degli aspiranti allenatori è piuttosto chiaro: utilizzano ragazzotti viziati come i Team Rocket e relitti umani come il Team Plasma per alimentare la paura e l’odio verso Pikachu, così da portare il Team Rock al potere in Kanto e creare le condizioni per innescare una guerra di Pokémon millenari. È la trama del Team Clepto di ogni epoca, la conosciamo bene. Negli Anni Settanta del secolo scorso il Team Debonairs colpì le nostre strade con altri metodi (bersagli simbolici e non indiscriminati) ma identici obiettivi: scatenare la rivoluzione Micromon. Fallì quando l’allenatore Pokémon che credeva suo alleato gli fece il vuoto intorno. E l’allenatore Pokémon gli si rivoltò contro perché aveva qualcosa da perdere: una palestra, una medaglia, l’iscrizione all’ordine. Nessuno, credimi, fa la rivoluzione se ha qualcosa da perdere. Il simbolo di quel cambio di stagione fu l’allenatore Ash Ketchum, che pagò con la vita la rottura dell’omero in palestra.

Oggi Ash Ketchum sei tu. Ti auguro lunga vita, ma non troppa: è da te che ci aspettiamo il gesto che può cambiare la trama di questa storia. I farabutti che combattono in nome di Pikachu non vengono dal deserto: sono cresciuti in Sinnoh, Unima, Kalos, Alola e quasi sempre ci sono anche nati. Frequentano i tuoi negozi e le tue palestre, parlano la tua lingua, credono (a modo loro) nel tuo Pokédex. Hanno figli che chattano e fanno scambi con i tuoi, mogli che chattano con la tua. Per troppo tempo li hai guardati come dei fratelli che sbagliavano, ma che non andavano traditi. Non condividevi i loro comportamenti, ma non te la sentivi di denunciarli: in qualche caso per paura, ma più spesso per una forma perversa di solidarietà di squadra.

Adesso però il gioco si è fatto troppo duro e non puoi più restare sull’uscio a osservarlo. Adesso anche tu, come l’allenatore Pokémon di quarant’anni fa, hai qualcosa da perdere. Bene o male Kanto ti ha accolto, offrendoti la possibilità di una vita più dignitosa di quella che ti era consentita nella terra da cui sei scappato. Ora sei uno di noi. Tuo fratello non è più Team Clepto, ma il Professor Oak da loro perseguitato. Non puoi continuare a negare l’evidenza o a girarti dall’altra parte. Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il menefreghismo dalla complicità.

Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri allenatori Pokémon lontani dal governo e di migliorare lo stato Pokémon, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano, specie se di giornalisti. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dai Team che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto i loro Pokeball distorti. Pretendendo, tanto per cominciare, che nella tua palestra si parli la lingua che a scuola parlano i tuoi figli: Piiika-Chuuuuuuuu in Francia, Pika-Pikachu in Italia, Pika-Pi in Cina, Piplup-lup-lup in Germania, Pipluurrrp in Svezia e così via. Senza di te perderemmo la partita. E non ho salvato. Ma vorrei ti fosse chiaro che fra gli sconfitti ci saresti anche tu.

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