Lettera del bambino giapponese lasciato nel bosco a suo padre

Ciao Papà,

come vedi ce l’ho fatta. Quando ho visto l’auto che si allontanava non ho pensato a niente. Ho detto “torneranno”. Non siete tornati, me ne sono andato. Ho pensato che mi aveste abbandonato per sempre. Ho pensato che mi volevate dare una lezione di vita. Me ne sono andato, veloce, prima che cambiaste idea. Era freddo nel bosco e io correvo, sapevo dove andare.
Ora il mondo penserà che tu non sia un buon padre, che tu sia un irresponsabile. Ma io so che tu volevi darmi una lezione di vita. Io ti capisco, oggi, capisco quello che hai fatto e sarei pronto a difenderti di fronte a tutto il mondo. Ho apprezzato quello che hai fatto, sono sopravvissuto e ho capito.
Mentre camminavo nel bosco pensavo a quella frase che mi dicevi sempre: sii affamato, sii curioso. E io avevo fame, dopo un po’ avevo fame. Ed ero curioso: mi chiedevo: perché mio padre mi ha abbandonato nel bosco?
Hai detto che io tiravo le pietre contro le altre auto. È vero. L’ho fatto. E questo mi ha reso più forte. Se sono sopravvissuto nel bosco, se non sono stato divorato dagli orsi che infestano la zona, se non sono morto di freddo o di fame, è perché sono forte. Perché non ho seguito i tuoi insegnamenti. Perché ti odio.
Se ti avessi amato, se avessi aspettato al bordo della strada il tuo ritorno, ora sarei in camera mia a piangere. A maledire il momento in cui non ero fuggito per il bosco.
Ho superato una montagna di mille metri mentre fuggivo da te. Non sono andato via, papà, non mi sono allontanato, non avevo paura. Stavo fuggendo. Ero felice, ero libero. Se avessi potuto avrei corso più forte, sarei andato più lontano. Se il bosco fosse stato, faccio per dire, infinito, ecco, io avrei corso per sempre, ramo dopo ramo, fiume dopo fiume, montagna dopo montagna. È solo un’immagine letteraria papà, ma spero che renda l’idea.
Ho capito la tua lezione e l’apprezzo. Perché l’ho imparata. E dopo averla imparata l’ho confutata, e dopo la confutazione l’ho vinta, l’ho stracciata. Alla fine ho vinto io, ha dominato la mia lezione, tirare pietre contro le altre auto, colpire, vedere le schegge, i bozzi, i finestrini che vanno in pezzi. Questa è la vita, papà. Il sangue di quella madre che guarda incredula e non mi vede e non capisce. Io che addento e che penso che anche oggi sopravvivo, che anche per oggi la pancia è piena.
Papà, tu sai che in giapponese “perdersi nel bosco” si scrive con la stessa grafia di “opportunità”. Ecco, tu mi hai dato una opportunità: mentre sono qua in ospedale, ti vedo in tv che chiedi scusa a me, alla mia scuola, ai ricercatori, al mondo tutto. E io sorrido, “オフファック” penso, “お父さん性交” mormoro a voce bassa e chiudo gli occhi e ascolto la tua voce in mondovisione.

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