Finisco una cosa e vengo

La prima volta che ho conosciuto Eco eravamo in coda alla SuperLira per gli sconti sui tobleroni giganti. Una coda che usciva fuori che alla apple se la sognano, comunque Eco era davanti a me, era vestito di rosso con una specie di barba bianca. Si era travestito. “Ma lei…” ho detto e lui ha subito fatto no no con la testa, mi ha fatto segno di stare zitto. “Zitto, pazzo. Se mi riconoscono è finita”. “Ah” ho detto io guardandomi intorno. “Le chiedono l’autografo?”. Lui ha annuito lento, poi a bassa voce, “sì” mi ha detto, “ma non il mio, vogliono quello di Sean Connery!”. “E come fa lei a…” ho iniziato, ma lui subito mi ha preso la mano con la sua mano, socchiudendo gli occhi. Non l’ho più lavata, la mano. “La gente sono imbecilli”. “Ecco”. “Non capiscono niente”. “Ecco. Ma allora – ho chiesto – perché ha scritto un best seller? Se la gente fa così schifo non poteva fare un testo incomprensibile? Guardi Sanguineti che bravo”. Eco ha scosso la testa, rammaricato. “Ikea” disse. “Ikea?” feci io di rimando. “Ho finito le librerie in casa, le billy Ikea sono perfette ma costano un botto. Mi servivano soldi”. “Capisco” annuii. Fu in quel momento che mi venne in mente il postmodernismo e gli chiesi se veram

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