io e il testimone di marx

Suonano al citofono, è mattina, è sabato mattina e io mi chiedo chi possa essere, ma spero che sia la postina. La mia postina ha gli occhi di ghiaccio, mi tratta come un rompipalle, non corrono grandi rapporti di amicizia con questa postina, ma io la amo perché solo lei mi potrebbe dare un mio manoscritto romanzo con una lettera di feltrinelli con scritto “questo è un contratto, eccetera, lei è un grande scrittore eccetera, tutti non la capiscono eccetera, ah ah adesso rideremo quando uscirà il suo capolavoro dello scimmiotto in diecimila copie eccetera suo esimio sig. feltrinelli quello ancora vivo”. Tutte le volte che mi suonano di mattina io spero che sia lei, e che abbia delle cose da darmi, che le nostre mani si incontrino. Ho un debole per le postine, ma nei miei desideri erotici vengono molto dopo le panettiere, le panettiere sono il massimo, poi le postine, ma molto dopo.
“E’ lei postina?” chiedo tutto speranzoso al citofono, ma invece no, solita delusione.
“E’ il signor Avitabile?” mi domanda una voce maschile un po’ scocciata, per tutta risposta.
“No -sbuffo io- il signor avitabile era quello che c’era prima, non ho tolto la targhetta per risparmiare”
“E lei chi è?” continua quello.
“Io sono il signor Venerandi” rispondo io sorridendo, come il famoso scrittore.
“Oh bene, signor Venerandi -esclama allora il tipo- proprio con lei dovevo parlare, mi può aprire?”
E io apro il portone, fidente, e apro anche la porta giusto per vedere un tipo triste, sulla trentina abbondante, aria da studente fuori corso massimo, che appena si accorge di me, tira fuori un pacco di giornali e mi chiede: “Lei crede nella lotta di classe?” e io penso cazzo cazzo no quello di lotta comunista di sabato mattina no.
“No no cazzo se ne vada lei, se ne vada il suo incomprensibile giornale, Elettra ha speso un capitale nei vostri libri ha partecipato anche a due riunioni di voialtri, mi è tornata a casa con un blocco notes giallo con scritto ‘lotta comunista’ e poi abbiamo cambiato casa per far disperdere le nostre tracce, se ne vada io non esisto, non penso, non ho nessuna idea politica, e ho già fatto lo sbrinamento del freezer” dico agitando la mano davanti a me e iniziando a richiudere la porta. Il fatto del freezer è un trucco spiazzante per avere il tempo di richiudere la porta, perché questi hanno le risposte pronte, se gli dici che non hai una idea politica, loro ti dicono che non avere una idea politica è già un’idea politica ben precisa, e dopo due minuti sei lì che discuti e alla fine, un’ora dopo, ti ritrovi in mano la copia di LOTTA COMUNISTA e hai 5 euro di meno, sono come la carta moschicida, mentre il freezer non se lo aspettano e prima che trovino un qualche aggancio con la lotta di classe tu sei già tornato in salotto a controllare se su internet qualcuno parla di te.
Ma questo invece è placido, scrolla le spalle e mette via le copie di LOTTA COMUNISTA e tira fuori delle altre riviste, più piccoline e colorate.
“D’accordo -dice- a lei non interessa la lotta di classe: ma almeno crede in Dio?” e io rimango con la porta in mano, e vedo che le riviste sono le torri di guardia, quelle dei testimoni di geova.
“Ma cazzo lei è anche testimone di geova?” chiedo ammirato.
Lui fa un sorridetto serafico, poi dice che è un testimone di geova che crede nella lotta di classe.
“E’ anche più pratico per le riviste -mi spiega- chi sfugge al materialismo storico, zac, lo becco con la salvezza dell’anima” e così dicendo stringe un pugno nell’aria, come a prendere una mosca.
“Bhe – dico – notevole”.
Lui fa un gesto con la mano, per minimizzare e mi spiega che la sua fede è nata per le scale, nel fare i suoi giri incontrava spesso due testimoni di geova, e tutti e tre vagavano per gli androni, per le palazzine, per i condomini, a portare una chiara visione di vita a chi non aveva nessuna voglia di ascoltarla. Così aveva preso a pranzare con due signore testimoni di geova e da cosa nasce cosa, aveva pensato che, insomma, ci siamo capiti.
“Che storiella edificante” commento toccandomi la barba. “Entri pure” aggiungo e gli indico il salotto.
Penso sia il momento giusto per il funky di minneapolis.
“Vuole un caffè?” chiedo con falsa cortesia e lui ignaro annuisce. Vado in cucina e cerco il caffè per i testimoni di geova, è un pacchetto che ho in casa da sei anni, un regalo di una sorella di cecilia, è un caffè aromatizzato al peppermint, quando lo annusi pensi che sia una delizia del palato, quando lo assaggi è l’inferno dei sensi, una zaffogna papillosa, ho visto persone smettere di prendere caffeina dopo aver bevuto per cortesia tutta una tazzina di quella broda dantesca, ha un gusto che copre ogni altra cosa, lo zucchero non riesce a sciogliersi e tutte le volte devo cambiare caffettiera e lasciare i fornelli ammollo nell’ammoniaca.
Dopo sei anni non sono ancora riuscito a finirlo e lo uso per i testimoni di geova o per gli ospiti che iniziano a puzzare di astice, ci siamo capiti.
“Senta, senta che odore!” e vado dal testimone e glielo metto sotto al naso e lui fa una faccia di beatitudine, e adesso vedrai penso.
E infatti appena l’intruglio molle gli entra nella bocca, quello sbarra gli occhi e capisce la mia trappola, non può dire che quella è una merda di caffè perché perderebbe contemporaneamente un compagno della rivoluzione e un’anima da redimere. Insomma, inghiotte l’amaro calice e si asciuga le lacrime dagli occhi.
“E’ squisito” mi confessa fingendo commozione.”E’ gusto peppermint” lo stesso della brooklin, voglio dire. Lui continua a sorseggiare, cercando di fare in modo che ogni sorseggio sia di quantità minore del precedente, ma nello stesso tempo che il livello del liquido scenda a poco a poco fino a far terminare quel tormento, è fortunato perché sul fondo della tazzina c’è lo zucchero che non riesce a sciogliersi per via della densità, e sono sempre quei due o tre millimetri in meno di broda, buttali via.
Intanto io passo alla fase due, che è quella di parlare di prince, devi farli giocare fuori casa se vuoi vincere, e di solito parto dal fatto che prince si è avvicinato ai testimoni di geova, è vero, basti pensare al video di come on, in cui prince è vestito da vecchio in un parco inglese e arriva larry graham che è il suo bassista e gli dà delle riviste di torre di guardia e prince è tutto felice e ringrazia e intanto il suo disco precipita nelle classifiche come un sasso, gli agganci prince/testimoni di geova sono facilissimi, perché prince ha scritto testi di canzoni come “amore è dio, dio è amore, ragazzi e ragazze amate il dio sopra di voi”, oppure “nel nome del padre, nel nome del figlio, noi dobbiamo unirci come una cosa sola”, o “con l’accurata conoscenza di Cristo e del Padre dobbiamo diffondere la Verità e predicare la buona novella”, e anche “sei così un fico pieno di sborra che te lo succhierò finché non sarà tutto rosso” ma quest’ultima è del periodo giovanile, beati ormoni.
Insomma di solito nella fase due cerco di fare capire a queste povere persone che esiste qualcosa di più del buon signore jehova, che c’è prince e che è prince che può rendere felice o triste a seconda del tipo di canzone che canta, e che prince ti mette a posto anche con Dio, voglio dire, è come se ascoltassi musica di chiesa o qualcosa del genere. Ed è questa la tecnica, distogliere i testimoni di geova dal fatto che questo loro dio piuttosto burocratico salvi soltanto quelli che comprano torre di guardia, e insinuo il dubbio che -chissà- magari jehova salva solo quelli che hanno la discografia completa di prince, chi lo può dire, se è un dio così pirla da guardare a queste cose, chi può sapere. “Voi credete ad un dio positivista che possa giudicare i peccati dell’uomo in maniera scientifica” gli dico, “ma io credo che dio sia piuttosto attento all’uomo, voglio dire gli abbiamo guastato un intero pianeta, abbiamo sfasciato un ecosistema, vorrà dire che siamo esseri intelligenti” e gli spiego che probabilmente il giudizio divino sarà piuttosto crociano che positivista, ho letto da poco la storia della critica letteraria, bisogna arrangiarsi con quello che si ha, ci fosse Elettra lo stenderebbe con le sue cose astratte di filosofia, io ho solo la storia della critica letteraria e un manuale di fondamenti del prolog che qua non mi viene utile.
Ma a questo punto il mio ospite posa la tazzina semipiena e mi studia.
“Non ne vuole più?” chiedo con tono offeso indicando la tazzina.
“Aspetto che si raffreddi” mente il miserabile, e io penso peggio per lui, da freddo il caffè peppermint aumenta di densità, è un fatto inspiegabile, tipo le lacrime delle madonnine.
“Va bene, va bene -dice lui- questo suo cantante le ha aperto una visione di dio molto suggestiva. Ma come la mettiamo con la lotta di classe?” incalza mostrando i contorni delle labbra che si torcono a mostrare un sorriso vagamente marxista e qui io barcollo, è un contrattacco che non mi aspettavo, anche perché politicamente prince è un piccolo capitalista di destra con profondi sensi di colpa, anche la letteratura non mi viene in aiuto, prince odia i comunisti perché comunismo vuol dire che il suo conto in banca sarebbe uguale al mio e per me sarebbe ubris e a lui non conviene, e infatti canta “comunismo è solo una parola, ma se cambia il governo sarà l’unica parola che potrete ascoltare”, insomma è meglio che i ricchi restino ricchi e i poveri restino poveri, in fondo perché ammazzare il nobile istituto della beneficenza, e anche gli altri agganci sono controproducenti, lui crede in un ordine teocratico retto da dio, a cui tutti gli uomini devono sottomettersi, e il dio è quello di jahve, insomma una cosa poco comunista.
“Lotta di classe lotta di classe” dico io scocciato gettando le braccia in alto. “Prince crede in due classi fondamentali: quelli che stanno sul palco a cantare, e quelli che stanno sotto il palco ad applaudire. Fine delle classi sociali” e gli spiego che è così, o si acquista o si vende, queste sono le due classi del libero mercato e se acquisti devi vendere e se vendi qualcosa dovrai pur acquistare. “Prince crede in queste due classi perché tutti credono in queste due classi. Lui è sopra il palco e ci sta benissimo, e noi -caro ragazzo- siamo sotto al palco ad applaudire e ci stiamo bene anche noi perché uno spettacolo del genere non pensavamo di potercelo permettere”, anzi, aggiungo, abbiamo una bella paura che qualcuno ci dica che dobbiamo uscire. Lui mi chiede cosa intendo per uscire, e io gli dico che è la disoccupazione, era una metafora, vento uscito dalla mia bocca.
Il marxista di geova mi guarda e riprende la tazzina in mano, ormai gelida.
E a questo punto siamo ad una svolta, o il testimone marxista mi attacca ancora con finezze teologico/leniniste e io crollo in un avvicendarsi di sbadigli e rompimento di coglioni che si concluderanno con l’acquisto delle opere cartacee che il tipo si porta dietro, in modo da togliermelo dalle balle, oppure il mio ospite cade nella trappola e mi chiede qualcosa sulla discografia princiana, e in tal caso la vittoria è solo tattica da manuale, perché la discografia di prince è vastissima, ha fatto qualcosa come 45 cd di musica, senza contare le cose sotto pseudonimo o le produzioni per i suoi leccapiedi, inizierei a tirare fuori i cd, a fargli ascoltare i passi in cui prince spiega che dobbiamo chiudere i nostri conti bancari ed andare su nettuno, e aprirei il cassetto delle memorabilia, tra cui il biglietto del lovesexy tour di milano millenovecentottanotto palatrussardi, palco centrale, biglietto che conservo in una teca di cristallo plastificato ikea e che ogni sera prima di addormentarmi bacio con moderato trasporto di nascosto a Elettra, ho anche una foto di prince con un maglione a girocollo che beve un caffè e sorride, insomma sembra un persona normale, ma ci sono delle macchie sporche chissà che cazzo ci ho fatto, ero giovane, insomma sto divagando, siamo io e il testimone, e lui apre la bocca e finalmente parla, con voce rotta.
“Ma questo suo prince, quanti dischi ha fatto?” lo sventurato rispose, nel senso che chiede, e con un gesto improvviso della mano ingolla tutto il restante caffè peppermint freddo e io sorrido soddisfatto per la sua buona fede e inizio era il lontano 1978 quando

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