Recensioni: Gonzo Magonzo di Frank Zappa

Cover Frank Zappa Gonzo Magonzo

Cover Frank Zappa Gonzo Magonzo

È quindi arrivato anche “Gonzo Magonzo”. Solo in vinile. Se ne era parlato prima dell’estate tra i fan zappiani più irriducibili, questo concept album definito come «l’anello mancante tra “Brillo” e “Monkey’s Tension”» (entrambi – nel momento in cui scrivo – inediti). Uscito in sordina, con pochissima promozione presenta una sola traccia, di 38 minuti e ventisette secondi, divisa in otto fasi:

Tracklist

  • Gargarisma
    • Phase I
    • Phase II
    • Phase III
    • Phase IV
    • Phase V
    • Phase VII
    • Phase VIII
    • Opoponax

Si tratta, in sostanza, di una registrazione di Frank Zappa durante alcuni gargarismi effettuati nelle prime ore del mattino (così dicono le scarne note di copertina). Non ci sono altri strumenti che la gola di Frank Zappa e l’acqua che viene mossa dalla gola stessa di Zappa, producendo una serie di suoni facilmente assimilabili ai gargarismi come noi li conosciamo.
Durante il primo ascolto ero perplesso. Sinceramente. Come dovevo considerare quello che stavo ascoltando? Una beffa? L’ennesimo sberleffo postumo di un artista incapace di stare al suo posto?
Ho ascoltato il vinile più volte. Più lo ascoltavo, più capivo che non si trattava di una parodia. Nessuna ironia in questo lavoro. Ma una escursione, più che un passaggio, del musicista americano nei territori non sconosciuti per lui della musica concreta. “Gonzo Magonzo” è un sistematico assalto alla materialità del corpo zappiano. La carne che contiene l’acqua e che la muove e muovendola fa suono. Otto assalti per sette fasi di introiezione (il vinile è infatti mancante della Phase VI, che pure appare nella tracklist interna) a cui segue una estromissione (Opoponax) nella quale Zappa quasi vomita l’acqua tenuta in gola per tanto tempo.
Non c’è musica? Non è del tutto vero: in Phase IV si sente distintamente Frank Zappa che cammina per la stanza e – probabilmente – accende per un attimo la radio. Pochi secondi, in lontananza, alcune note facilmente riconoscibili: Never Gonna Give You Up di Rick Astley. Zappa spegne subito. Eppure, quel debole entr’act, riconnota tutto il suono muto e carnale precedente e poi tutto il successivo, quasi un contraltare satiresco e commerciale delle distanze altissime su cui viaggia la musica (o i suoni) del fare sperimentazione zappiano.
Un disco da avere o un raschiare il fondo del barile? Probabilmente nessuna delle due. Piuttosto l’ennesimo tassello di un puzzle che preghiamo ogni anno di non dover finire mai.

Fabrizio Venerandi è uno dei musical blogger più influencer del web. Ha scritto recensioni musicali per “Rockerrimo”, “Blazer Mazer”, “Classical & Contemporary Music”, “Il menestrello” e “DuBBstep”. È stato giudice musicale per Oltre il Jukebox 2015.

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