Diario di viaggio #5

In UK nel paniere dei beni di lusso entra a pieno titolo il caffè in autostrada. Lungo come un lungometraggio russo, dal gusto terribile, costa più della birra, tanto per cambiare. Per entrare in un caffé e dire “offro un caffé a tutti!” devi prima accendere un mutuo.

L’unico espresso decente comunque me lo hanno fatto a Dover, in un bar gestito da una donna che parlava inglese mescolato a italiano. Nel locale, oltre a noi, solo anziani rugosi, semiabulanti degni di un romanzo di metà novecento e due ragazzine con le orecchie da coniglio rosa.

Ho guidato a sinistra. È stato bellissimo. Ho preso le rotonde nel verso sbagliato. Ho provato il panico di svoltare ogni volta contromano. Tornato in Francia avrei continuato. Ma sono stato dissuaso.

Mi fermo in autostrada da un benzinaio, scendo, apro la valvola del GPL, prendo il manicotto e inizio a sentire il freddo pulsare del gas che entra nella mia auto. All’inizio ogni tanto parte uno sbuffo e tutto il blu della macchina diventa bianco per l’abbassamento della temperatura.

Dietro di me si ferma un grosso BMW. Scende una donna, apre il tappo della benzina, prende due guanti di plastica semitrasparente tipo rettoscopia e inizia a farsi la benzina. È lì che me ne rendo conto.
In Francia e in UK non esiste il servito. Se vuoi la benzina o il gas te lo devi fare.

Così in Italia non posso farmi il GPL. È pericoloso. Prima del monte bianco il manicotto era chiuso con un lucchetto, avevo dovuto chiamare il benzinaio che era arrivato con la chiave e mi aveva fatto il GPL con la stessa ritrosa benevolenza di un prete. Non puoi farti il GPL perché potresti farti del male. In Italia.
In Francia e Inghilterra non è più pericoloso.

Maria Cecilia dice che è lo stesso con Dover, le scogliere. A Dover siamo arrivati, c’era un cancelletto di legno con scritto di stare attenti e qualche metro dopo, senza altro preavviso, le scogliere. In Italia le avrebbero transennate. Chiuse al pubblico. Messa una rete. Qualcosa avrebbero fatto, ma non ci avrebbero permesso di farci del male.

Appena usciamo dall’Italia siamo liberi di farci male. Qua siamo avvolti in uno strato di normative che ci proteggono. Senza quelle, come lemmings disneyani ci lanceremmo giù dalle scogliere, ci infileremmo il manicotto del gas in gola, rovesceremmo benzina tra le gambe, per incontinenza.

In piedi, con il manicotto del gas in mano che pompa, mi sento meglio. Mi sento mortale. Mi sento normale.

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