innamorarsi di un computer

quando ero giovane compravo riviste per apple, quella che mi piaceva di più si chiamava superapple. ci scriveva sopra enrico colombini, luca accomazzi mica cazzi. colombini spiegava come entrare nel linguaggio macchina dell’apple II, accomazzi scriveva che ci si poteva innamorare di un computer due pagine per spiegare che non c’era niente di male e che il computer di cui si era innamorato era l’apple //c. era il 1985, io avevo quindici anni. il fatto di essere nato in un anno con lo zero finale mi ha reso sempre molto facile fare di questi calcoli, ma devo dire che dopo i quaranta è diventato drammaticamente facile.
anyway. il computer di cui mi sono innamorato io non l’ho mai posseduto, era un computer della apple che avrebbe dovuto sostituire il mio Apple ][+ compatibile, voi non avete idea di quanto tempo io abbia passato a guardare le sue linee designed in california, letto e riletto le sue specifiche tecniche, guardato con un po’ di ludibrio, la parola giusta non è ludibrio, ora non mi viene, diciamo con un po’ di concupiscenza, eccitazione, incontintenza, lascivia, licenziosità, lussuria. 2. (estens.) [desiderio smodato di qualcosa, anche con la prep di: l. di potere] ≈ avidità, brama, bramosia, cupidigia io osservassi il listino prezzi che in italia era all’epoca impensabile per uno studente qual me che – se i ricordi non mi ingannano – all’epoca stavo per toccare giusto la pubertà o giù di lì.
ho visto per due volte questo computer aka Apple IIgs, che per me era la modernità e il futuro ma anche una sana tradizione di smanettamento onanistico/informatico, la prima volta allo SMAU di milano, dove andavo tipo in pellegrinaggio a vedere le vagonate di computer che arrivavano e sparivano come ghiaccio: il bbc acorn, ora mentre scrivo ricordo una volta che mi sono trovato davanti a questi bbc acorn, che avevo solo visto in patinata, all’epoca c’erano più microcomputer che oggi app, altro che standard, comunque io andavo allo SMAU per vedere questi computer nuovissimi, computer con gli schermi touch, nel 1986, comunque, e anche per copiare software, vagonate di software illegale che giravano, si copiava con disk copy 3.1 e soprattutto con locksmith 5.0 che era una scheggia, umberto eco dice che quando si invecchia invece che innovare di va avanti di aneddoti, prot, comunque, lì vidi l’apple IIgs, lo toccai, ce ne era solo uno allo stand Apple, lo toccai e fine così.
la seconda volta che vidi un Apple IIgs ero al museo Apple e lo toccai come una cosa remota, una specie di futuro anteriore di come si chiamano. non mi viene il nome. i futuri possibili. niente non mi viene. un nome greco. ucronie, ecco, devo altri venti euro ai greci. il patto è, ogni parola greca 20 euro per i diritti di autore della grecia. ucronia, toh altri venti. comunque, ho guardato questa macchina con la nostalgia di un futuro anteriore che non avevo mai avuto, una ucronia in cui avrei vissuto con l’apple IIgs fino ad oggi sfidando ogni innovazione con la perseveranza della morte, della dissoluzione della memoria, con l’umidita, il verde che si crea sui circuiti elettrici e li rende alla fine – finalmente – pietra/

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