Quello

Esco dalla doccia, apro la porta, faccio qualche passo verso il mondo passandomi l’asciugamano sulla testa, segno che c’è ancora, cosa, nell’ordine: il mondo, poi la testa e poi l’asciugamano, lettore non dare niente per scontato, tipo ti fai la doccia, allunghi la mano per prendere l’asciugamano e non c’è, imprechi, fai i passetti veloci spandendo acqua per terra e rischiando di cadere fino al porta asciugamani, prendi altro asciugamano e lo passi sulla testa e lo senti cadere: passi le mani altezza faccia e non c’è, rimangono: tronco e estremità del corpo, comunque non mi lamenterei, aprirei la porta del bagno e fuori il nulla. Niente, il mondo andato, perso, mentre ti facevi la doccia l’infinito niente ha preso spazio e si è ciucciato tutto il conoscibile tranne te e il vano doccia. Cose che possono anche succedere. Tipo apri l’acqua calda, ti infili sotto la doccia e in quel momento un tipo nella grande golia bianca del CERN dice ‘cazzo’ e un piccolo buco nero inizia a vorticare e masticare brani di realtà in maniera sempre più violenta fino a divorare nel suo nulla l’esistente tutto, tranne te e il tuo vano doccia, grazie eternit. Sei tossico, mi abbassi il valore dell’immobile ma tieni duro contro i buchi neri. Comunque, cose che possono anche succedere, dico, ma non a me che esco dalla doccia, asciugamano in mano, mani nella testa, il mondo tutto ancora con il sole, pianeti, polvere, sporco, lordume, orrore e lì, a pochi metri da me, lei, terzogenita. Che mi guarda, allunga la sua manina, dalla manina parte un ditino in particolare, l’indice, e lei dice con voce duenne, “cosa è quello?”
L’indice come un dito laser fora l’aria e arriva fino alle mie parti intime, che in questo momento post doccia non sono particolarmente intime, insomma, “quello” è quello che alcuni di voi possono facilmente immaginare stia lì da quelle parti altezza pube, anche se per sicurezza io abbasso la testa per vedere che effettivamente ci sia ancora, vai a sapere che con il mondo, l’asciugamano, la testa non sia poi il suo turno di svanire nel nulla.
“Eh quello” dico osservandolo con falso interesse. Le prime due risposte si affacciano nella mia testa ma non le dico e sono “un tempo lo sapevo ma non mi ricordo più” e “google è tuo amico”, non le dico per onestà verso di lei e perché la sua acquisizione del sarcasmo è ancora ai livelli base, una volta, cambio discorso, è successa una cosa buffissima, stava ascoltando, parlo sempre di terzogenita, stava ascoltando, non mi ricordo. Belìn mi sento come Beckett quando scriveva quei romanzi e ogni tanto si fermava e diceva “non posso proseguire”. Come lo capisco. E si fermava davvero e non finiva la storia. Come vorrei poter fare come lui.

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