La mia casa editrice

Quando torno a Genova, non piango, non batto la testa contro il muro, ma penso a questa mia altra idea, che è quella di farmi da me la mia casa editrice che pubblica i miei stessi libri, ho già il nome pronto si chiamerebbe ‘i soldi di papà’ e avrebbe una sola collana con i miei libri, ma in realtà se proprio dovessi fare una casa editrice avrei delle idee molto più fiche, tipo la più fica è quella della casa editrice con le imitazioni, tipo una collana di libri che scriverei tutti io ma sotto falso nome, e sarebbero delle imitazioni, come le addas che sono le scarpe imitazioni delle adidas, e tipo pubblicherei ‘il pendolo di focò’ di u. eco, dove la u viene spiegato in terza di copertina sta per ulberto e la storia sarebbe identica al pendolo vero quello di umberto eco, ogni sera mi leggo un capitolo e lo riscrivo io più o meno con le stesse cose, ma in stile più sciatto e un po’ più corto, e ci farei tutta una collana così di roba semplificata di grandi successi, tipo ‘dài, dove ti porta il cuore?’ di susanna tanaro, ‘il come della rosa’ o mi inventerei veri e propri scoop tipo pubblico ‘giro giro tondo’ il romanzo giovanile di qulicchia che ha poi ispirato ‘tutti giù per terra’ e in pratica anche in questo caso mi rileggo tutti giù per terra e lo riscrivo magari con qualche errore giovanile, se c’è gente che compra il fermo e lucia del manzoni vuoi che non ci sia chi compra ‘giro giro tondo’ e io credo che questa casa editrice venderebbe libri come fossero panini all’olio, non solo perché attirerebbe la fascia di mercato di quelli che vanno in libreria due volte all’anno e quindi si compererebbero ‘il pendolo di focò’ tutti convinti di avere tra le mani un libro dell’eco originale, e non solo perché io questi libri mica li distribuirei nelle librerie, ma li distribuisco nelle edicole specie quelle delle grandi stazioni ferroviarie dove la gente che prende il treno e si accorge di non avere niente da leggere prende qualunque stronzata ci sia nell’edicola tipo ‘pratica e teoria del frutteto misto nel settecento’ ho visto titoli nelle edicole delle stazioni ferroviarie che secondo me sono studiati apposta per le edicole della stazione, ma anche perché attirerei tutti i lettori new radical chic che troverebbero la cosa molto graziosa e fichetta e li prenderebbero per tirarli fuori nel mezzo di una festa mondana tipo -oh raga sapete che mi sono preso ‘la rabbia e il cordoglio’ della doriana fallaci, e giù risate e passarsi il libro di mano in mano, oh mica faccio delle parodie, grande professionalità, la prima cosa è una grande professionalità e poi risparmio su tutto il resto, cioè i libri li scrivo io e avendo già la storia scritta non è neppure questo grande sforzo un capolavoro della narrativa al mese ce le faccio senza grossi problemi, la copertina la faccio io, ci vuole solo un grosso investimento per cominciare anche perché un’operazione del genere si baserebbe principalmente sulla promozione, copertine di merda, carta di merda, rilegatura a sputo e speranza e tanta tanta promozione e distribuzione, tanto i libri mica li rileggi e la casa editrice si chiamerebbe ‘effetto doppler’ e la collana la intitolerei qualcosa tipo ‘Le Grandi Opere della Narrativa del Nuovo Millennio’ o altra cosa molto nulla, ci sono frasi che più le gonfi più diventano asettiche e nulle si neutralizzano, uno non le legge neppure, oppure altra idea molto fica è quella di fare i sequel, al cinema tutti vogliono i sequel e in narrativa sarebbe anche facile da fare tipo dei grandi classici come ‘i promessi sposi II: il ritorno di rodrigo’, e tu prendi renzo e lucia che vanno a vivere sul lago di como e di notte dal lago esce questo morto vivente che è don rodrigo che è uno zombi che si nutre di sangue e qui viene fuori uno splatter mica male, o anche un episodio laterale tipo ‘dante’s mistery books’ una serie di noir in cui dante -che nella fiction fa l’investigatore per i ghibellini- indaga su omicidi avvenuti nella Firenze del 1200 e parte del libro si svolge nella Firenze del 1200 e parte all’inferno dove dante scende per ritrovare il morto e cercare di avere da lui indizi sull’assassinio anche questa sarebbe una collana fichissima che ci si potrebbero anche trarre dei film di grande successo di pubblico, da quello di dante ci verrebbe bene anche una serial-tv, anche in questo caso i sequel li scriverei io per risparmiare o potrei assoldare scrittori famosi come busi per fare gli episodi d’autore un po’ come quentin tarantino che ha diretto una puntata di CSI, e potrei fare anche una seconda collana con i remake, pago scrittori famosi per fare remake di libri classici che magari sono un po’ pallosi da leggere, tipo ‘Guerra e pace’ rifatto in volumetto singolo e riscritto da Paolo Nori, centoventi paginette sottili sottili scritte con quel simpatico tono colloquiale di paolo nori e in un colpo solo leggi sia Tolstoj che Nori, il nome della collana potrebbe essere two gust is better than one che fa tanto metalinguaggio, le idee poi vengono, non è difficile avere idee, c’è uno che conosco che ha fatto lo scrittore che dice che ha smesso perché la cosa più bella dei libri è avere le idee dei libri, che sono molto più interessanti di quello che poi scrivi nel libro, che è invece una cosa noiosissima e imperfetta un po’ come -dice lui- capire come va scritto un algoritmo per un programma di computer è una cosa fica, venerandi, hai questa intuizione logica del codice che devi scrivere, non è una frase non è neppure una idea è una cosa senza forma che ti danza nella testa e danzando muove altre forme attorno, capisci, è l’algoritmo la serie di istruzioni che fanno la cosa, ed è quello il momento venerandi, solo in quel momento, poi il resto è la decomposizione, la noia, la fallibilità del mezzo bla bla bla ecco cosa mi dice di solito questo ex scrittore e mi fa sempre questi esempi informatici perché lui ha smesso di scrivere per mettersi a fare programmazione di gestione mense aziendali e dice che adesso è molto più felice e sereno di quando faceva lo scrittore, perché il microcosmo della scrittura è fatto dagli scrittori che sono esseri patetici in quanto la stessa scrittura altro non è che uno sfogo sopravvalutato di una patologia psicologica, vagamente psicotica (sono parole sue), e come se questo non bastasse di solito gli scrittori sono pure un po’ stronzi e alienati quindi non è bella gente da starci assieme e quindi dopo aver pubblicato e venduto migliaia di copie dei suoi libri lui ha preferito smettere di stare con gli scrittori perché al di là del fatto fisico di scrivere il libro c’era anche tutto un mondo di relazioni umane che lo rattristava e lo rendeva un uomo sostanzialmente insoddisfatto e cose del genere.
E pensando tutte queste cose ho finito di salire le scale e credo che farsi la propria casa editrice potrebbe essere una soluzione, considerato che l’editore di Bologna mi ha detto merda, che ho perso il manoscritto e che l’editore romano mi ha letteralmente vomitato addosso, che quello del vercellese mi ha chiesto dei soldi e poi ci ha anche provato, ecco, credo che farmi una mia casa editrice risolverebbe eccetera, penso cose del genere, mi chiedo cosa dovrei fare per fare una casa editrice se dovrei chiedere il permesso a qualcuno o cosa, pensieri di questo tipo e quando sto per aprire la porta di casa mia la porta si apre da sola e vedo il volto di mio fratello, immerso nell’oscurità e mio fratello sorride e dice ciao ti aspettavo e dice ancora che l’ha fatto.
“Cosa.. Non hai mica aperto il frigo?”
“No, lascia perdere il frigo. Ora sto meglio. Mi sono iscritto a geriatria. Per il tuo romanzo”

(tratto dall’inedito romanzo che ho scritto davvero ma non ho voglia di pubblicare “è facile smettere di scrivere se sai come farlo e hai una vita reale”)

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