l’oblolescenza condannata

Siccome mi accusano di non essere un buon padre oggi ho deciso di portare simone (il nome è di fantasia) figlio novenne, in uno di quei posti dove possono vedere le reliquie del passato, le radici della nostra memoria, toccare oggetti appartenenti ormai alla storia, eppure così vicini ancora al nostro tempo. Sono quindi andato a scuola a prenderlo, l’ho abbracciato, ne ho sentito tutto il suo odore bambino e gli ho detto che oggi si andava al museo! Entusiasmo! Museo! Lui non ha mostrato alcun entusiasmo, anzi ha iniziato a fare come i gatti quando toccano l’acqua ma io l’ho convinto a minacce e blandizie che il museo è cultura, e poi si cammina fai anche un po’ di ginnastica.

Poi siamo andati mano a mano al mercatino dell’usato.
“Questo non è un museo” mi ha detto, guardandosi attorno e iniziando a guardarmi malissimo.
“E’ uguale ad un museo, ma è gratis” gli ho detto sorridendo e l’ho condotto rapidamente verso la parte che custodisce gli oggetti di elettronica. Pat pat bottarelle sulla schiena.
Lui ha sospirato finché non ha visto un organo a condensatori. Un vero organo a condensatori. Si è avvicinato, lo ha toccato. “Non suona” mi ha detto e io ho iniziato a dirgli, beh certo è un organo a condensatori bisogna attaccare la spina e lui ha detto, gli organi veri mica vanno a elettricità, e io gli ho detto gli organi forse no, ma i condensatori evidentemente sì, e tanto gli è bastato. Non avevo mai visto un organo a condensatori, 120 euro era bellissimo.

“E questo cosa è?” gli ho chiesto indicando un aggeggio che occupava mezzo tavolo e lui ha detto, una stampante.
“No” ho fatto io scuotendo la testa sorridendo.
“Uh, un proiettore per vedere i film”
“No”
“Non lo so allora”
“E’ un registratore” gli ho detto, indicando le due enormi bobine a nastro che manco antonioni. E ho aggiunto che un tempo quella roba costava un botto di soldi e ora te la porti a casa per due lire, se non hai una moglie che poi la seppellisce in giardino, intendo.
Lui lo guarda, va avanti guardando gli oggetti sul tavolo e poi va prendere una telecamera a mano, identica a quella di blow-up, venti euro ed è mia, Simone dice che sembra un pistola, me la punta contro e in effetti penso io e penso anche, guardandomi intorno a quante cose ancora si potrebbero fare con quei tv catodici, quei nastri a bobina, registratori a nastro, telecamere, vecchi computer e schermi bombati. Un esercito di creativi lì dentro potrebbe creare il mondo usando solo pezzi di recupero, fino a finire i materiali di consumo, non si chiamano materiali di consumo, ora non ricordo c’è un termine apposta. Cadaveri, carogne, forse, non ricordo. “Cosa ci compriamo?” mi chiede Simone e io prendo in mano un posacenere a forma di struzzo morto e gli dico non lo so, forse un gelato, prima che si sciolga, dico, e andiamo a prenderlo.

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