Il mio curriculum vitae spiegato a mio figlio

Fabrizio Venerandi nasce a Genova nel 1970, ma smette quasi subito. Il padre, maker ante-litteram, lo apre alla bellezza dell’elettronica e della catalogazione semantica, dandogli l’opportunità fin da bambino di distribuire in scatolette di plastica circolare centinaia e centinaia di fisher e viti parker fuori misura, cosa che faciliterà il percorso prettamente umanistico del nostro.

Il primo libro che il venerandi prende in mano è senza copertina. Dovrà leggerlo fino alla fine prima di capire di aver letto i racconti fantastici di edgar allan poe e questo segnerà il suo percorso narrativo, facendogli prediligere testi in cui apparati paratestuali vivono in un altrove virtuale rispetto al testo stesso.

Il primo lavoro in poesia del venerandi è commissionato dalla professoressa di italiano, ed è un testo sulla primavera. Esortato dalla professoressa a continuare, il venerandi scriverà alcuni testi riguardanti la reincarnazione che costeranno ai genitori una chiamata a colloquio riguardo l’adesione o meno a qualche setta parareligiosa.

In seconda media il venerandi incontra tre grandi cose che gli cambieranno la vita: l’alfabeto farfallino, l’informatica e gli ormoni. Due di queste tre cose non lo abbandoneranno mai. Fevefarafemenfete.

Mentre la zia persegue senza fortuna il metodo educativo del dott. Spock, la madre del Venerandi usa gli zoccoli, fattore che spinge il giovane scrittore a lunghe passeggiate fuori casa.

Il primo amore del Venerandi è una ragazza, detta anche “do ut non des”. Tipico amore platonico, ma più sul versante Talete: tutto è umidità, l’amore sopra ogni cosa.

Nel frattempo il Venerandi si iscrive al liceo classico, dove scopre, nell’ordine: i fascisti, la genova bene, una stanza abbandonata con animali impagliati, i cure, i depeche mode, l’amore carnale, il macinato fresco

Terminato il liceo classico, il venerandi è indeciso tra lettere, ingegneria informatica e la panetteria “pan per focaccia”. Si consulta con i suoi compagni di classe e scopre che, essendo tutti figli di avvocato, faranno legge. Hanno la vocazione. Essendo lui figlio di operaio ansaldo, passa a lettere.

A lettere conosce molte ragazze strane che fanno con lui i corsi e con le quali programma il suo futuro percorso scolastico. Una di queste, durante una settimana di studio intensivo, gli posa il tallone del piede sulla spalla sinistra, cosa che colpisce molto il Venerandi. Anche perché erano entrambi in piedi.
Dopo meno di tre mesi si sono tutte ritirate.

A metà del percorso universitario lo stato scrive a Venerandi comunicandogli che è un disertore.

Negli anni del liceo a causa degli ormoni entra negli scout. Del metodo scoutistico fa una rigorosa cernita e tiene solo quello che gli pare importante: le scolte.

Lo stato manda il venerandi a fare servizio civile in una croce rossa di un piccolo paese di periferia. Passa dieci mesi a portare al pronto soccorso i volontari più giovani della croce che il sabato notte sfasciano le loro auto correndo come impazziti verso le luci stroboscopiche delle discoteche costruite nel mezzo del niente. Negli stessi anni impara a mescolare il cemento con il polistirolo. Si fa molte docce.

Verso la fine del percorso universitario in lettere incontra le post-neo-avanguardie poetiche, ma loro fanno finta di non conoscerlo. Prendono comunque degli aperitivi assieme.

Per errore inizia a frequentare alcuni coetanei della genova bene, ma non benissimo. Viene portato in appartamenti di trecentometri quadri dove vivono in tre, padre madre e figliogenito. Lì trascorre alcuni pomeriggi chiuso in camere con ragazzi che si fanno le canne ridacchiando e crollando poi ore a dormire su divani. Interdetto, per passare il tempo si mette a leggere un libro di stefano benni trovato intonso sotto un mobile. Ride. Conosce Winnie the pooh. Di persona.

Per fare dei soldi comincia a fare lavori borderline come mettere le pubblicità nelle cassette della posta. Un suo collega, polacco, gli dà alcuni vinili di musica heavy metal polacca. La missione è copiarle su musicassette cromo due. Sono anni molto confusi. Si compra uno scooter. Inizia ad avere incidenti automobilistici.

All’università si trova a seguire esami di cinema, film, musica, arte, teatro, drammaturgia, letteratura e capisce di aver scelto una facoltà che lo ridurrà alla fame.

Compra il suo primo modem e si connette alla NUA della NASA. Si sente Dio e guarda fuori dalla finestra per vedere se arrivano le auto dell’FBI ad arrestarlo. Invece niente.

Inizia a studiare la tariffazione urbana a tempo.

Per fare soldi comincia a lavorare per due case editrici come impaginatore. Durante questa esperienza impara alcune nozioni basilari per il lavoro editoriale: – gli autori sono in genere degli psicopatici; – il manoscritto inviato in redazione e quello pubblicato hanno in comune due o tre aggettivi e alcune forme verbali ; – l’editore non capisce niente di editoria; – l’editore pensa di essere un imprenditore geniale e meno sa più è geniale; – l’editore ha dei soldi che non si sa bene da dove tiri fuori; – questi soldi, che non provengono certamente dalla vendita dei libri, si rivelano essenziali per il proseguimento delle attività della casa editrice; – l’editore ha sempre un figlio adolescente che deve far lavorare in casa editrice; – il figlio/figlia dell’editore ha capacità specifiche ed esclusive nella rimozione di materiali costrittivi dal naso; – chiunque lavori nella casa editrice, dal redattore fino al lavavetri, ha cura di convincerti che lui saprebbe mandare avanti la casa editrice molto molto meglio di come stiano facendo tutti gli altri in quel momento; – in genere chi fa di queste confidenze ha difficoltà anche per ordinare un panino al bar; – i redattori pensano che i grafici siano delle scimmie con il mouse; – i grafici pensano che i redattori siano seguiti dai servizi sociali; – i disegnatori presentano il disegno di una manina che ride come se fosse un decennale prodotto di graphic design londinese; – è meglio chiudere con attenzione la porta del cesso comune dell’ufficio.

Ad un certo punto a Venerandi viene fatto credere che la facoltà di lettere stia per chiudere, e quindi decide di laurearsi per davvero.
Con l’ausilio di un piccolo cappello e alcune decine di strisce di carta, compone alcuni possibili titoli di tesi di laurea che propone a diversi relatori per valutarne la fattibilità.

Negli anni successivi imparerà che i relatori in genere sono affetti da preoccupanti disturbi della personalità, soprattutto (ma non solo) del disturbo schizotipico di personalità. Amanti degli A4, i relatori passano nel giro di pochi minuti dall’insulto verbale (con o senza schizzetti) a imbarazzanti inviti a pranzo presso la loro dimora. Abituati al tempo senza tempo dell’università i relatori hanno anche altri doni: l'”ubiquità scomposta”, che permette loro di essere in un altro posto mentre dovrebbero essere al ricevimento studenti, ma contemporaneamente di apparire per pochi secondi nel corridoio che porta alla zona di ricevimento studenti confermando in qualche modo la loro presenza; la “narcolessia del pensiero” che permette loro di parlare per svariate ore al dottorando della tesi di laura di un altro dottorando, senza però che nessuno dei due se ne renda conto; la “creatività del dito fra il pollice e il medio” che permette loro di operare drastici cambiamenti all’indice della tesi a pochi giorni dalla rilegatura della stessa; la “sindrome di Scotty” che permette al relatore di diventare lentamente evanescente e sparire nel nulla per svariate settimane.

Improvvisamente qualcosa nel processo di depistaggio del relatore si guasta e venerandi riesce a chiudere la tesi e discuterla. L’unica cosa che gli astanti ricordano di quel giorno è il negroni.

Durante un deserto di preghiera Venerandi incontra Dio. Di persona. L’incontro – durato pochi minuti – si svolge in un clima di reciproca cordialità, ma non dà luogo a nessun progetto di lavoro comune. Si scambiano comunque i biglietti da visita.

C’è un Venerandi prima di Wargames e un venerandi dopo Wargames. E’ un epifania, pur non essendo pasqua.

Per amore di una ragazzina Venerandi si iscrive, adolescente, a un corso di ballo liscio. Impara la mazurka, il valzer lento, il cha cha cha, la polka, il valzer viennese e le specifiche del tango. Partecipa ad alcune gare di ballo, vince alcune coppe. Di seguito compra “Socialismo e barbarie” dei CCCP e si rasa la testa a zero. Termina brillantemente il secondo album delle figurine di Candy Candy. Chiede ai genitori un cane per il suo amico immaginario. Nasce suo fratello. In quest’ordine.

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