Scene di vita familiare

– ho capito primogenito il progetto che vorresti fare con me con arduino
– allora?
– ma ci metteremo mesi!
– eh lo so
– e poi. soprattutto: perché?
– perché cosa?
– perché dovremo farlo? è una cosa che ci metteremo mesi e che non serve a niente
– vero
– perché dovremmo farlo?
– papà
– eh
– per vantarcene
– ah
– per vantarcene, cavolo
– inizio a scaricare le specifiche

***

– secondogenito
– eh
– qua nel tuo compito dovevi descrivere gli esperimenti di scienze che avete fatto in classe giusto?
– sì
– leggo “La terza volta abbiamo fatto un esperimento in cui alcuni compagni si sono mangiati metà del punto di riferimento”
– sì, era un esperimento con gli orsetti aribò di gelatina
– ah
– erano gruppi di tre orsetti, i primi li mettevamo nell’acqua calda, i secondi nella fredda, i terzi facevano da punto di riferimento
– ah
– ma ci sono stati problemi con i terzi
– capisco

***

– ah primogenito cosa stai giocando?
– non è un gioco, è una simulazione del decadimento alfa del polonio. in pratica…
– non voglio sapere altro
– ma papà!
– non. voglio. sapere. altro.

***

– no papà questa cosa non possiamo farla
– eh ma dobbiamo farla
– no, è tecnicamente impossibile, ci sono otto pin in uscita noi ne abbiamo sette
– eh dobbiamo trovare il modo, perché…
– non è possibile. noi abbiamo delle risorse e dobbiamo trovare un obiettivo che sia raggiungibile con quelle risorse
– no, noi abbiamo un obiettivo e dobbiamo trovare delle risorse che ci permettano di arrivare all’obiettivo
– non sono d’accordo
– io non sono d’accordo con te
– mumble
– mumble

***

– mi vedi primogenito?
– sì, cosa…
– ho fatto uno webcam streaming locale, così posso vederti dal computer di sotto mentre fai i compiti di sopra
– meraviglioso. ma c’è un problema
– uh, aspetta scendo

(…)

– eccomi. perché dici che c’è un problema? lo streaming funziona
– quello sei tu
– ah
– c’è un lag di trenta secondi
– vedo. mi fa una certa impressione vedere me stesso in streaming
– eh, ora stai per scendere le scale e arrivare qua
– sembra un dannato film di lynch
– ora stai scendendo le scale, tra poco apparirai alla porta
– piantala, mi stai spaventando
– ora sei entrato in camera
– oh basta! ok spengo tutto, tanto i compiti li fai, no?
– certamente

***

– come mai hai messo questo vecchio cd? non hai sempre detto che lo odiavi?
– sì
– e allora?
– ho nostalgia degli anni in cui lo odiavo

***

secondogenito: quale è il colmo per un pappagallo?
primogenito: quale è il colmo per un pappagallo?
secondogenito: giusto!
primogenito: sì! Allora i test di logica a qualcosa servono…

***

– papà ora posso parlarti o sei ancora arrabbiato con me?
– sono ancora arrabbiato ma nonostante questo puoi parlare con me
– anche di scienze?
– anche
– anche del big bang?
– e vabbé
– pensavo, nel momento del big bang i corpi si sono espansi nell’universo perché non c’era nulla
– ok
– non c’era nessun attrito perché non c’era niente, quindi sarebbero andati avanti all’infinito? non c’era nessuna forza uguale e contraria a rallentarli
– così dicono. io non c’ero
– ma poi hanno iniziato a rallentare, perché la gravità che gli stessi corpi creavano creava forme di attrazione
– sì
– e poi si potrebbero anche fermare
– pensa che dicono che non solo si fermeranno, ma poi torneranno a contrarsi
– eh
– ma la cosa che a me sconvolge, primogenito, è che ci siamo noi
– cioè?
– migliaia di stelle, pianeti, un universo in espansione, e noi quattro in auto che andiamo a scuola imprecando contro questo cretino davanti che immagino che sia morto in auto il mese scorso dalla velocità con cui sta andando
– noi non stiamo imprecando
– tu no, io dentro di me infinitamente. non ti rovini la milza così a gratis
– capisco
– comunque, quando penso all’universo, mi chiedo perché noi qua sopra, come dei parassiti, a costruire orrori, farci del male e poi alzare la testa e capire l’universo. che senso ha averci piazzati qua a creare consapevolezza della struttura
– nessuno ci ha piazzato
– peggio ancora, noi a guardare una struttura che non sappiamo da dove viene, non sappiamo dove va, che è immensa, inimmaginabile rispetto a noi, e noi siamo qua a decifrarla, soli, con anche problemi legati alla sfera delle relazioni sociali, fragilissimi
– tipo che sei arrabbiato con me
– tipo
– però papà, noi conosciamo pochissimo di questa roba, non sappiamo nemmeno il cinque per cento dell’universo
– cinque per cento è un casino di roba
– quello sappiamo. comunque secondo me alla fine le galassie inizieranno a scontrarsi fra di loro
– ah
– finirà tutto così
– un enorme tamponamento a catena

***

{primogenito gioca con secondogenito a battaglia navale. sta vincendo secondogenito, gioca con tattica ed è determinato. primogenito gioca, sorride, manda le sue bombe, ma sembra non avere tattica, quando colpisce qualcosa non continua nel mare intorno per affondare la nave. io lo guardo e lui alza le spalle come dire, succede, a volte si vince a volte si perde. poi finiscono la partita, si alzano, se ne vanno a correre nel prato. mi cade l’occhio sulle caselle bombardate da primogenito. le bombe, nel reticolo, non sono buttate a caso come mi era sembrato, ma compongono enorme la scritta “CIAO”. era quella la sua tattica: riuscire a scrivere CIAO con le bombe prima di essere annientato}

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3 thoughts on “Scene di vita familiare

  1. Un po’ come il signor Endon, nel mio romanzo “Murphy”, che anziché preoccuparsi di battere a scacchi il protagonista si diverte a muovere i suoi pezzi, i neri, e a riportarli sulle caselle di partenza prima che la partita finisca.

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