la fiducia nell’azione cattolica e nel prossimo nell’era del capitalismo

Quindi quando ero bambino vado a questo gruppo per bambini gestito da qualche associazione paracattolica, forse azione cattolica, non ricordo, e ci portano in un prato fangoso vicino a una villa e facciamo dei giochi e poi dicono che facciamo un gioco sulla fiducia.
Ci spiegano che faremo un gioco per capire il valore della fiducia e ci fanno mettere in cerchio e ci fanno tenere per mano.
‘Tu’ dicono a uno, ‘lasciati andare all’indietro. E voi che siete vicini, appena sentite che sta cadendo dovete reggerlo tenendolo forte con le mani’.
Il bambino, timoroso, si lascia andare all’indietro e i due bambini ai lati lo tengono per mano in modo che dondoli per forza di gravità e non cada per terra.
Il bambino ride, i capi dicono va bene basta, e fanno fare la stessa cosa a qualche altro bambino perché tutti capiscano bene.
Tutti capiamo bene.
‘Ok’ dice il capo. ‘Ora viene il difficile. Diremo ad ognuno di voi, nell’orecchio, un numero. Un numero segreto. Poi noi – ad alta voce – inizieremo a gridare un numero. Chi di voi sente pronunciato il proprio numero deve lasciarsi andare. Con fiducia. I due bambini a fianco che sentiranno il bambino che cade dovranno reggerlo e riportarlo su. Poi noi diremo un altro numero, e così via. Ognuno di voi deve fidarsi dei suoi vicini. E se voi sentite il vostro amico che sta cadendo, dovete aiutarlo a non cadere: lui si fida di voi. È chiaro?’.
Tutti diciamo che abbiamo capito.
‘Bene’ dice il capo e inizia a passare, bambino per bambino, sussurra un numero all’orecchio di tutti. Quando è il mio turno dice ‘novantasei’, sottovoce. Annuisco.
Alla fine ci riprendiamo per mano, il capo si mette nel mezzo del cerchio e chiede se siamo pronti. Siamo pronti.
‘Novantasei!’ urla.

Il mio numero.

Mi lascio andare, lentamente, con fiducia. Con un sorriso sulle labbra, giro la testa verso il mio vicino di destra che mi sorride tenendomi per mano. Guardo il cielo.

Mi rendo conto che non mi stanno tenendo, sto cadendo.

Mi giro verso il mio amico di destra, adesso non sorrido ho la faccia preoccupata, e vedo che anche il mio amico non sorride più, anche lui ha la faccia terrorizzata, sta crollando all’indietro, e con la coda dell’occhio vedo che tutti i bambini si stanno lanciando a peso morto all’indietro e dopo un attimo lunghissimo crolliamo a terra sulla schiena, sul prato fangoso e freddo. Si sentono gemiti di dolore.
Ci poggiamo sui gomiti doloranti e vediamo i capi che ridono. Sono felici. ‘Che numero avevi tu?’ chiedo al mio amico di destra. ‘Novantasei’ dice lui, e mi giro verso quello di sinistra che si sta fregando i gomiti sbucciati e lui mi dice, ‘novantasei, anche io’.
I capi avevano detto a tutti i bambini lo stesso numero.

Nessuno ci avrebbe salvato.

‘Questo’ dice alla fine il capo facendoci segno di rialzarci, ‘per farvi capire cosa succederà a chi avrà fiducia nel capitalismo durante la grande crisi del duemila e quattordici. Non dimenticatelo’.

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