Nespresso

Volevo raccontare di quella volta che sono andato a comprare le cialde per il caffè presso il punto-vendita Nespresso. Che poi alla fine non ho comprato nulla perché c’era due ore da aspettare e io dovevo andare a lavoro. Che era una cosa per il lavoro, mi avevano chiamato dal lavoro, dal ristorante, io faccio il cameriere, mi avevano chiamato dal ristorante, mi avevan detto: passa un attimo dal punto-vendita Nespresso, per favore, per comprare le cialde per il caffè, perché siamo rimasti senza. Mi avevano chiesto per favore, questo è da sottolineare. Allora io sono andato al punto-vendita Nespresso, era il 23 dicembre, si poteva pensare di essere morti e il punto-vendita Nespresso era una sorta di anticamera per l’Inferno. C’era molta gente, cappotti, c’era così rumore che sembrava che c’era silenzio. C’era un buttafuori, una guardia del corpo, qualcuno, un tipo, che gli usciva il tatuaggio dal collo della camicia, sulla nuca, e gli girava intorno al collo, e il collo era gonfio e rosso e anche la faccia, gonfia e rossa come se stesse per scoppiare da un momento all’altro, tranne che sorrideva, ho pensato che se sorrideva andava tutto bene, non sarebbe scoppiato. Se devi scoppiare non è che ti metti a sorridere. Questo tipo dava dei foglietti con dei numeri. Questo tipo comandava la situazione. Vedeva tutto, sapeva tutto. Dava dei foglietti. Mi sono avvicinato, mi ha dato un foglietto con sopra il numero 547. Mi ha guardato e ha fatto una faccia come per dire che non c’era bisogno di parlare, e mi ha esortato a guardare verso il counter dei numeri, il conteggio delle persone che erano in fila per comprare cialde del caffè. Il conteggio era fermo al numero 99. Io ho guardato il counter, ho guardato il foglietto che avevo in mano, ho guardato il tipo. Ho guardato i muri. I muri erano ricoperti di cialde di caffè di vari colori. C’erano delle scritte, non le leggevo bene, ero miope e lo sono tuttora. Lo sono da molti anni. Il tipo mi ha detto eh, c’è da aspettare due ore e quaranta. Come minimo, ha detto il tipo. Hm hm, ho detto io. Intorno a noi sciamavano signore e signorine in pelliccia e tipi loschi con lunghi cappotti neri che cercavano di intrufolarsi nei meandri del punto-vendita sprovvisti di numero, di foglietto, di credenziali. Tipi con le lenti degli occhiali molto pulite, la faccia arrossata e ben rasata. Ma il tipo che dava i foglietti diceva scusate, ok, ecco il vostro biglietto, e intanto che diceva queste cose allargava le braccia, era molto alto, con le braccia molto lunghe, ghermiva tutti senza far sembrare che stesse ghermendo, trascinava le signore aggressive senza far sembrare che stesse trascinando, le metteva a posto, all’inizio della fila, gli dava il biglietto, sorrideva e diceva scusate, ok, c’è due ore e cinquanta da attendere, come minimo. Scusate. Tre ore. Ok. Le signore dicevano ha, ha, si mettevano in fila, si toccavano i capelli. Scusate, diceva il tipo. Io allora ho regalato il mio foglietto col numero a qualcuno e sono scappato fuori e sono andato a lavorare, per rilassarmi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...