il punto di lara

poco fa ero lara croft, erano decenni che non ero più lara e mi sono tuffata in questo laghetto, ho iniziato a scendere in profondità e ho visto questo passaggio sotto l’acqua, l’ho seguito e sono arrivata in una piccola grotta sotterranea, sono uscita dall’acqua gelida e ho trovato un piccolo pack di pronto soccorso, l’ho preso con me e invece che essere felice come al solito mi sono fermata, lì in piedi, con il mio sguardo fiero e mi sono chiesta perché, perché in una grotta sotterranea raggiungibile solo con un cunicolo immerso nelle profondità di un laghetto, c’è un pronto soccorso? chi ce lo ha portato, chi si è buttato nel lago, nuotato tenendo il fiato per tutto il tragitto, uscito nella piccola grotta, lasciato un pronto soccorso sullo scoglio e poi uscito nuotando all’inverso, chi è stato? e la seconda domanda che mi facevo mentre ansimavo era, perché ci vedo? perché sono in una grotta sotterranea, senza sbocchi verso l’esterno se non un cunicolo che va finire in un laghetto oscuro, e io ci vedo come se fosse giorno? è stato in quel momento, poco fa, che ho capito che la mia vita è tutta una farsa. che il mio addestramento durato anni a sparare a belve feroci, a saltare da un precipizio a quello successivo, a rotolarmi sotto massi, a correre per cunicoli pieni di trappole, era tutto una farsa per tenermi occupata a non pensare. non mi stava preparando alle difficoltà della vita, ma mi distraeva con trucchi da baraccone perché non abbassassi gli occhi sulle mie ginocchia infilate sotto la scrivania, immense come dei tronchi, come le mie gambe immobili e gelide. è stato così che ho lasciato quel pronto soccorso dove l’avevo trovato e ho iniziato a pensare come uscire da quel posto, come tornare al punto in cui la strada si era divisa in due strade minori e io avevo preso evidentemente quella sbagliata, in quale episodio della mia saga, in quale prequel o forse ancora prima, quando non ero ancora una donna, non avevo una missione e non pensavo a niente che non fosse una luce fortissima che illuminava la stanza in cui io – maschio – stavo ad aspettare che finisse la notte.

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