le attrici di 100vetrine

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volevo raccontare anche questa, abbiate pazienza ragazzi, poi smetto, ancora una poi smetto ma questa ve la devo proprio dire ragazzi, tenetevi perché questa è davvero una bomba, non c’entra un cazzo coi libri la cultura ma oh, sentite qua. praticamente lavoravo in questo posto che venivano le attrici di 100vetrine e c’era il mio collega che era tipo il capo, cioè non era il capo ma il vero capo non c’era mai, e quindi c’eravamo solo io e lui e siccome io non contavo un cazzo lui era diventato il capo. praticamente il capo, non c’era mai perché teneva famiglia, aveva moglie e due figlie, tutti grassi, enormi come le famiglie americane, e lui allenava una squadra di football americano, sì avete capito bene, proprio qui a bologna una squadra di football americano, e così non c’era mai perché era sempre ad allenare la squadra, e poi le figlie, sua moglie che gli diceva di piantarla con quella squadra del cazzo, ecc, e così avevan preso questo tipo che a lungo andare era diventato il capo. era un tipo, che poi a lungo andare mi ha prestato anche dei libri, era un nazi infoiato con la roba militare e diceva sempre quello lo ammazzo, vedi quello a quel tavolo? diceva, e diceva: ora vado lì e lo ammazzo. ma poi, poveraccio, l’ho conosciuto meglio, era buono, alla fine, non dava fastidio a nessuno, cominciava a bere verso le 15 sicché arrivava all’1 o le 2 del mattino che mi stupivo che era ancora in piedi, eppure era lì, parlava, puliva, faceva la chiusura del locale, era un buon diavolo, alla fine, poveraccio, mi ha prestato anche dei libri. diceva che non capivo un cazzo perché non avevo letto i libri giusti e allora mi ha prestato un libro di tibor fischer, io l’avevo già letto ma per fargli piacere ho fatto finta che lo leggevo per la prima volta e gli ho detto: minchia, molto peso davvero, questo libro, che era poi vero, è un libro molto peso, quello lì, si chiama “la gang del pensiero”, tutto questo per dire che? ma c’è ancora 100vetrine? l’altro giorno ho acceso, ero in casa di estranei c’era una tv e ho acceso, c’era una fiction di preti, ma scherzi ho detto? coi preti? ma 100vetrine non la fanno più?

Bló intervista david bowie/2

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(…)
DAVID BOWIE: Capisci che se sei a fare un film con Pieraccioni in qualche modo devi tirarti su.
BLÓ: Ha ha.
DAVID BOWIE: La cocaina era, come dire, il male minore.
BLÓ: Ha ha cazzo.
DAVID BOWIE: Capisci, io che ho lavorato con David Lynch, vado a finire con Pieraccioni, wtf!
BLÓ: Cazzo ah ah cazzo.
DAVID BOWIE: Btw, la mia parte in Dune è stata una delle mie cose migliori.
BLÓ: Ha…ehhhh… David?
DAVID BOWIE: Sì?
BLÓ: Tu non c’eri in Dune.
DAVID BOWIE: Come no, ho fatto una delle mie parti migl…
BLÓ: Quello era Sting.
DAVID BOWIE: …Sting.
BLÓ: Sting. In Dune c’è Sting. Tu con David Lynch hai fatto “Fuoco Cammina Con Me”.
DAVID BOWIE: “Fuoco Cammina Con Me” ma che cazzo dici Bló, non l’ho manco visto “Fuoco Cammina Con Me”.
BLÓ: Eh, ti consiglio di guardarlo perché…
DAVID BOWIE: “Fuoco Cammina Con Me”, che cazzo. È quello del trattore?
BLÓ: David…
DAVID BOWIE: Sting. Wtf, Sting che cazzo ci fa un Dune? Wtf.
BLÓ: David…
(…)

la prima volta che ho visto dio ero a genova

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volevo dire di quella volta che ho visto dio. che poi sono state due volte che ho visto dio nella mia vita e entrambe le volte ero bambino. da grande non ho mai visto dio, da grande non ho mai visto un cazzo perché da grande non vedi più un cazzo. la prima volta che ho visto dio ero a genova mi ero perso in un giardino botanico. stavo male avevo l’allergia. era primavera e io che ho l’allergia i miei genitori mi portano in un giardino botanico a genova, forse pensavano terapia shock, tipo quelli che hanno paura dell’acqua che li buttano a mare. così, stavo morendo in mezzo a questi fiori e mi sono seduto per terra ed è arrivato dio che era molto grande, a forma di fica, tutto azzurro. era una grande vagina azzurra e parlava e mi disse: tu non morirai, tutto sarà occhei. poi, la seconda volta ero caduto in un buco e c’erano dei gatti. dio era dentro un gatto che parlava tipo la volpe in quel film di von trier, e anche quella volta mi disse: tu non morirai, tutto sarà occhei. poi c’è stata una terza volta che c’era un barbone seduto per terra coi braghini stracciati e le palle di fuori che strisciavano sul cemento, poteva essere dio, sembrava dio. così mi son fermato in attesa che mi dicesse “tu non morirai, tutto sarà occhei” o qualche altra rivelazione, ma non ero più un bambino, non mi ha detto un cazzo.

Bló intervista david bowie

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(…)
DAVID BOWIE: Beh anche io una volta ho avuto problemi con la droga
BLÓ: Ah.
DAVID BOWIE: Cocaina.
BLÓ: Ah cazzo.
DAVID BOWIE: Eh.
BLÓ: E poi hai risolto?
DAVID BOWIE: Sì, sì, poi l’ho trovata.
BLÓ: Ah.
DAVID BOWIE: Era nella lavatrice, pensa te.
BLÓ: Pensa.
DAVID BOWIE: Sai, quando hai il cervello in pappa…
BLÓ: Capisco.
(…)

Nibble (impressioni di fine internet)

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È un dato di fatto che internet finirà. Questa cosa che adesso manipoliamo con una attenzione e una spensieratezza commuovente finirà. Tutte le parole, i rimbalzi, le condivisioni di cui siamo stati capaci, verranno azzerati. Dimenticati. Come se questa nostra frenetica attività non ci fosse mai stata; non sarà né un privilegio né una punizione, semplicemente le cose cambiano stato e importanza. 

I vermi sono bestie troppo curiose e affamate per non continuare a manducare nel fango con la loro bocca sempre aperta e il loro converso tubo digerente, l’importante è scegliere con cura il posto giusto quando ci si mette in fila. 

La conoscenza, per quello che ne sappiamo, evaporerà dalla nostra coscienza, come a volte fa l’acqua. Resteranno delle impressioni informatiche, il nome di qualche oggetto e ambiente desueto di cui ci domanderemo senza malizia alla sera, la testa che balla per il sonno, la nostra faccia allo specchio con un filo di barba. L’intimità. “Nibble, chi era costui?”

l’ispezione di inge feltrinelli

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volevo raccontare di quella volta, questa è forte ragazzi, lavoravo da feltrinelli e bisognava allestire il punto-vendita per l’ispezione di inge feltrinelli. inge feltrinelli aveva 90 anni e si nutriva esclusivamente di liquore strega e girava per l’italia per i punti-vendita feltrinelli a bere il liquore strega. se non trovava il liquore strega in un punto-vendita erano cazzi, c’erano dei licenziamenti, teste che sarebbero cadute e rotolate via lontano. noi, lì da noi erano finite le scorte di liquore strega perché l’ultima boccia se l’era scolata il magazziniere. il liquore strega è un liquore, state a sentire ragazzi che questa è davvero forte, fu inventato apposta dalla majani per la feltrinelli, in occasione del premio strega, che quell’anno vedeva la partecipazione di oh cristo non posso farcela. stanotte ho sognato che c’era la guerra. mi mandavano in un ospedale, ero ferito, un ospedale con una grande torre. appena giunto all’ospedale volevo salire in cima alla torre dell’ospedale per buttarmi di sotto. trovavo dei seguaci, gente che voleva buttarsi di sotto con me, così cominciavamo a salire su questa torre. era un casino, sparavano, le passerelle crollavano. le passerelle erano di un blu elettrico che non c’entrava niente. insomma prima della inge feltrinelli doveva arrivare un’ispezione dei ragazzi di milano, che giravano nei punti-vendita per controllare le scorte di liquore strega. così io appena arrivato, mi viene incontro la direttrice mi chiede se sono pronto, se ho preso della cocaina. se ne voglio un po’ dice che ce n’è un po’ nel suo ufficio che posso prendere per star pronto, per essere in full effect. dice che bisogna che siamo tutti in full effect per l’arrivo di inge feltrinelli. così, siam tutti lì che giriamo per il punto-vendita in full effect, quando qualcuno si accorge che sono finite le scorte di liquore strega e si scatena il panico. giù dal magazzino venivano dei rumori terribili, i ragazzi di milano scendono giù e trovano il magazziniere che spacca le sedie per terra. e la inge feltrinelli stava per arrivare, avevano telefonato i ragazzi della scorta che la macchina blu di inge feltrinelli era già in città, in viaggio verso il punto-vendita. e la vice-direttrice cosa fa? si mette a controllare l’anti-taccheggio, dice che l’anti-taccheggio non funziona. ma cristo diciamo noi, vieni via da lì, fanculo l’anti-taccheggio, le spieghiamo che l’anti-taccheggio è per finta, non ha mai funzionato e comunque, non è il momento di pensare all’anti-taccheggio, ma lei niente, stava lì a dire l’anti-taccheggio, le procedure, allora a un certo punto fanculo, le abbiamo detto, fottiti tu e quel cazzo di anti-tacc

la presentazione di platania

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vorrei spendere due parole sulla presentazione del nuovo romanzo di federico platania edito da oh cristo non ce la faccio. sono una brutta persona. stanotte ho sognato delle linci. ero a casa di philippe starck non c’era nessuno, volevo raccontare la presentazione di platania ma a un certo punto andava via la corrente. c’erano delle vetrate. andava via la corrente e le vetrate si spalancavano senza rumore e entravano delle linci. la presentazione era a milano alla feltrinelli di fianco al teatro dove c’era elio germano e una gran folla e dei megaschermi dove proiettavano dei monologhi di di pietro. c’era una ragazza “bella” o “sexy” che intervistava platania alla feltrinelli, non conosco le parole. scrivo, ma le parole, non so cosa vogliono dire. la mia vita fa schifo perché sono una persona cattiva. c’era uno, hanno chiesto se c’erano domande, c’era uno che ha detto io leggo tolstoi, ma tolstoi, mentre lo leggo capisco che sono scemo, non capisco quello che scrive tolstoi. platania ha detto che è normale, ha detto che leggere è peso, uno pensa che per leggere basta prendere un libro e mettersi lì, leggere, ma non è così, non è affatto così, ha detto platania. è molto peso, leggere, ha detto platania. poi raccattavo una lince, nel buio lì a casa di philippe starck, la prendevo in braccio, era soffice, la buttavo di fuori. poi ne prendevo un’altra e buttavo fuori anche quella. ma ce n’erano altre, nel buio, che non sapevo dov’erano. quella ragazza che intervistava platania continuava a dire di spostarsi più avanti, che c’erano posti liberi, venite a sedervi davanti, diceva, qualcuno venga a sedersi avanti. nessuno è andato a sedersi avanti. quello che leggeva tolstoi poteva avere 40 anni o 60, aveva gli occhiali e la faccia gonfia come un pallone. platania ha letto il pezzo dell’uomo che puzza di latte, c’è un pezzo molto bello del suo nuovo romanzo che parla di un uomo che puzza di latte, ma il microfono non funzionava proprio benis

dialogo tra un umano e una giovane nettuniana

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- tipo questa cosa che fate voi umani
- quale?
- questa cosa che voi dite essere brutta e sgradevole
- parli della guerra, immagino. L’umanità terrestre purtroppo a differenza di quella nettuniana…
- no, non la guerra. Non dico quello
- ah. Di cosa parli allora?
- quella che hai fatto poco fa e mi hai chiesto scusa
- non ricordo
- quella con il suono
- ah
- adesso ricordi
- quella. Beh, si chiamano puzzette, ma io non…
- ecco. Parlamene a lungo. Interessa moltissimo la mia civiltà

(Tratto da Dialoghi ed approcci tra nettuniane calde e algidi membri maschili)

La prospettiva di Mountain Lion

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Vorrei spendere alcune parole sul nuovo sistema operativo della apple, si chiama Mountain Lion e oh cristo non ce la faccio. Con il nuovo innovativo sistema operativo di apple, che sostituisce l’ormai logoro Lion del luglio scorso, Mountain Lion si prefigge alcuni obiettivi, ad esempio offre una grande esperienza utente nel poter ma perché, perché. Perché. Certo, non tutte le macchine possono avere il vantaggio di questo nuovo sistema operativo; le macchine precedenti al 2007 sono tagliate fuori dal supporto con cui sarà possibile avviare applicazioni certificate da Apple, e usufruire di nuove gestures per le notifiche di appuntamenti e messaggi chat e io un tempo parlo di molti molti anni fa andavo in questo centro che importava cose da taiwan. Parlo di schede con ideogrammi, roba che nessuno sapeva cosa fosse. Questi uffici erano immersi nel buio, c’erano cinque o sei compatibili ibm, misteriosi, monitor a colori, un odore di silicio. Fondo blu con scritte bianche, scritte in inglese. E poi c’erano questi compatibili apple ][, moniotr fosfori ambra o verde. In un angolo una telescrivente su cui erano scritte frasi in inglese, un rotolo lunghissimo che ogni tanto si accendeva e scendeva un po' di nastro. Frasi che provenivano dall'altra parte del mondo. A fianco dell'apple ][ c'erano tre grossi pesanti manuali fotocopiati. Il linguaggio macchina dell'apple ][, l'Applesoft Basic, un manuale sulle parti hardware. Io ero un bambino, un ragazzino, giravo per questo ufficio deserto. Curiosavo, toccavo, accendevo, spegnevo, giocavo. Facevo, toccavo. Imparavo. La scheda ottanta colonne, tutto era così meraviglioso, in prospettiva. Oggi apple ci mostra che la prospettiva era sbagliata.

Caro Koch

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Antonio Koch è un po’ che non scrivo, che non ti scrivo e questo perché ho molto da fare. Questo non significa che la mia vita sia molto attiva, che io abbia sempre da fare, ma significa che ho molto da fare e quando non faccio sono così. Cambio i miei stati di facebook e friendfeed e non riesco a scrivere. Penso al tempo che ci vuole per scrivere e lascio perdere. Ricordi quei tempi in cui volevamo pubblicare? E ti ricordi quelli successivi in cui non volevamo più pubblicare? E quelli ancora dopo in cui non volevamo manco scrivere?
Ecco qui siamo nei tempi successivi, i tempi wtf.
Tu sai quanta gente scrive Koch? Tanta. Sai quanta gente legge? Tanta. A dispetto delle cose che dicono che in Italia si legge poco. La gente che legge è invece fin troppa, considerato cosa legge.
Credo di averti sognato qualche giorno fa, Koch, anzi ne sono sicuro. Ero a Bologna.
Non mi ricordo il sogno ma se mi permetti me lo invento. Per non lasciarti un vuoto narrativo.
Eravamo io e te in una grossa casa. Stavamo parlando.

KOCH: quindi hai conosciuto Mr Minghini?
VENE: quando?
KOCH: alla festa.
VENE: non ero alla festa.
KOCH: io c’ero alla festa. Ti ho visto.
VENE: sono andato via quasi subito.
KOCH: dormivi sul divano con Mr. Minghini quando ti hanno sbattuto fuori perché non c’era più nessuno.
VENE: non credo fosse Mr. Minghini.
KOCH: Mr. Minghini è ok.
VENE: Mr. Minghini è morto.
KOCH: è stato un incidente. Non è stata colpa tua.
VENE: non mi crederanno.
KOCH: è meglio se per un po’ cambi giro, se stai fuori da Bologna.
VENE: ho una pianta.
KOCH: può essere un problema.
VENE: una pianta.
KOCH: non dovevi avere oggetti affettivi, lo sapevi.
VENE: volevo dire una palma, non una pianta.
KOCH: (ti sei acceso una sigaretta, nel sogno)
Non cambia molto.
VENE: la butterò via.
KOCH: non bisogna uccidere cose viventi. Fa male al Karma.
VENE: il karma.
KOCH: stiamo parlando di energia cosmica.
VENE: Mr Minghini mi ha parlato del Karma. Ha detto che aveva dei videotape.
KOCH: Mr Minghini aveva videotape su tutto.
VENE: mi ha parlato del Karma e di questi videotape.
KOCH: letteralmente su tutto. Letteralmente.

Nel sogno reale ad un certo punto alzavi la testa dal tavolo, o forse ero io, e urlavamo cosa cazzo ci stiamo facendo qua? Non era un urlo, era più un grido. Poi si faceva silenzio e prendevamo la penna e il foglio che ci avevi dato. Tu eri Mr Minghini e ci guardavi che iniziavamo a scrivere ancora, avevi uno sguardo che sembrava la morte, verrà Mr Minghini e avrà i tuoi occhi, Koch. Poi si è sentita la voce di Laura Paused che di