la copertina del nuovo libro di Fabio Volo

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poi volevo dire anche che, pensandoci, preferirei che fosse stato Fabio Volo a provarci con la mia ragazza, e non quell’altro del gf di cui nessuno rammenta il nome, perché così avrei un motivo in più per parlar male di Fabio Volo, Fabio Volo ha la faccia di uno che ci prova con le ragazze degli altri e anche con le mogli, e non ho dubbi che se ci fosse stato Fabio Volo quella notte fuori dalla discoteca al posto di quello del gf ci avrebbe provato impunemente con la mia ragazza in modo anche più subdolo e infingardo di quello del gf, non ho dubbi su questo, la faccia di Fabio Volo è la faccia di uno che ci prova con le ragazze degli altri e anche con le figlie, per non parlare delle mogli, non ci sono dubbi su questo, e la mia faccia invece, la mia faccia non va bene, l’altro giorno ero alla libreria coop ci sono un sacco di alimenti biologici ecologici cioccolate super che costano un pacco di soldi, tè speciali che costano quasi quanto guadagno in un mese, birre a bassa gradazione che assicurare un motorino per un anno costa meno, e la mia faccia non va bene, qualcosa ancora non quadra nella mia faccia perché alla libreria coop mi chiedono se vado a sentire Fabio Volo, dice che viene a presentare il libro, chiede se vado a sentirlo perché la mia faccia non va ancora bene, io vorrei avere una faccia che a uno che mi guarda non gli viene da chiedermi se vado a sentire Fabio Volo, io vorrei avere una faccia che a uno che mi guarda non gli viene da chiedermi niente, men che meno cose riguardanti l’editoria, la scrittura, le presentazioni di libri di Fabio Volo, la copertina del nuovo libro di Fabio Volo è rossa come il sangue che se continuo a grattarmi il gomito, m’è venuta una cosa una irritazione dice che potrebbe essere psoriasi, la copertina del nuovo libro di Fabio Volo è rossa come il sangue che comincerà a sgorgare dal mio gomito martoriato se continuerò a grattarmi, dice che potrebbe essere psoriasi dice di non grattare, di metterci la cre

quando Taricone cercò di soffiarmi la ragazza

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volevo raccontare di quando Taricone ha cercato di soffiarmi la ragazza, Taricone era uno del gf uno che adesso è morto si è lanciato col paracadute e non si è aperto o non so cosa ed è precipitato ed è morto e poi all’inizio al gf tutti dicevano che era una merda ma poi ha fatto l’attore ha parlato in tv e si è mostrato schietto & sincero ecc, e così l’han preso a fare l’attore e stava simpatico a tutti ed era anche bravino e così quando è morto tutti han detto che peccato, se moriva uno sfigato tutti dicevano embè chissene oppure Zanzotto, adesso uno dice è morto Zanzotto la gente ti dice chi cazzo è che trasmissione fa con chi è sposato, e invece Taricone gli dispiaceva a tutti, e a me m’è venuto in mente di quando cercò di soffiarmi la ragazza, anche se a pensarci bene ora non sono più sicuro che fosse lui, forse era quell’altro come si chiamava, quello che faceva il gf con Taricone con la faccia da schiaffi, insomma questo qui del gf stava fuori dalla discoteca dove lavorava la mia girl ed era estate e quella notte ero stato con la mia girl nella discoteca mentre lei lavorava e poi siamo usciti insieme e c’era questo del gf in mezzo a della gente, ragazze e folla varia che sorridevano facevano foto e lui guardava in giro e poi siamo passati vicino e lui stava fermo con grossi denti bianchi scoperti e la mia ragazza ha detto guarda c’è tiziocaio del gf, e ci siamo avvicinati per vedere meglio, non so perché ci siamo avvicinati per vedere meglio, avevamo bevuto, e il tizio del gf comincia a parlare con la mia tipa dirle hey molto carina e questo cose qua, e lei sorride e guarda me poi guarda lui poi guarda in giro e la folla preme da tutti i lati e il tizio del gf parla con la mia ragazza come se fossero loro due soli in cima a una montagna altissima e poi le accarezza il braccio il gomito come per ghermirla per il gomito ma in modo gentile, un gesto pesissimo molto complicato molto d’effetto, adesso non so spiegarlo bene, e impercettibilmente conduceva la mia ragazza lontano da lì, verso la sua macchina, abbassando la voce dicendole cose che nessuno poteva sentire, e lei rideva o sorrideva guardando ora me ora lui ora la folla sicché sono avanzato e ho cinto la vita della mia ragazza e il tizio del gf ha detto haha, non una risata ha semplicemente detto haha coi denti molto grossi e bianchi e lisci, e allora la mia tipa ha detto ora andiamo eh dobbiamo andare, io ho lavorato sono molto stanca, e il tizio le diceva bene ti accompagno in macchina dove stai dove hai un albergo una casa e la guardava fissa negli occhi sicché poi io ho detto oh ma stiamo scherzando, e la folla da tutti i lati pressava spingeva alitava sui colli miei della mia ragazza del tizio del gf sulla fronte del quale scintillavano perline di sudore simili a minuscole bilie che stavano ferme, non rotolavano stavano ferme come incollate alla fronte pallida dell’inf

Semi di zucca

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No, niente, ero lì in auto con George Michael che andavamo alla Dico a prendere questi grossi sacchi da cinque chili di semi di zucca, quando George inizia a grattarsi la barba sfatta, poi si gratta un po’ i pettorali che sbucano da una camicetta aperta, poi fa un gesto con la mano nell’aria, poi si aggiusta un po’ gli occhiali e poi mi butta la mano sulla coscia (sto guidando) e dopo un po’ la mano va un po’ più in su, insomma, ci prova.
“Cazzus!” dico e prendo la mano e gliela sposto sulla sua coscia. Lui si gira verso di me e mi fa un sorriso facendomi vedere i canini, un po’ da scimmiotto.
Poi torna a fissare davanti a sé infialandosi in bocca uno stuzzicadenti tirato fuori da chissà dove.
Dopo un po’ vedo che sta zitto e penso, si è offeso e un po’ mi spiace, e dico, beh scambiamo due parole e dico “oh, George, hai lavoro in questo periodo?”.
Lui alza le spalle e non dice niente. Dopo un po’ dice, spero di no.
“Come, spero di no. In che senso?”
“La crisi” dice George. “La gente viene, mi chiede di fare queste cose, tipo un impianto, una ristrutturazione. Mettere a norma il sistema del gas. Io vado, faccio preventivo e quelli dicono ok, bene. Io compro i materiali, faccio il lavoro e poi vado e quelli dicono, ok, ma noi non abbiamo soldi. La crisi”.
“Ah”
“Una volta, due, sette volte. Adesso io me ne sto a letto. Ci guadagno di più a non lavorare. A letto non devo comprare materiali”
“Capisco” dico, ma prima che possa andare avanti noto che alla frase “non devo comprare materiali” George si è messo una mano sul pacco e ha abbassato un po’ gli occhiali da sole con fare allusivo. Fingo di non cogliere.
“Poi tipo” aggiunge, “ora in tasca ho duemilacinquecento euro”.
“Sticazzi”
“Ma non miei. Capisci. Questo deve prendere trentamila euro per un lavoro. Ma tu capisci che trentamila euro schizza”
“Schizza”
“Schizza”
“Cosa schizza”
“L’imponibile”.
“Ah”
“Quindi questo amico mi manda e io posso prendere tagli massimo duemilacinquecento. Massimo. Per botta, sopra duemilacinquecento si tracciano. Prima era cinquemila, poi abbassato a duemilacinque”
“Capisco”
“Quindi cosa lunga, ci mettiamo mesi per fare trentamila. Ma lui almeno tiene imponibile basso. Per lui problema se sale imponibile, va a pagare sacco di soldi”
“A chi?”
“A chi cosa?”
“A chi va a pagare un sacco di soldi?”
“Tasse, cazzo di italiano, tasse!”
“Lo so. E queste tasse non è forse giusto che le paghi il tuo…”
“Oh, amico italiano, non rompere coglioni con tua morale che me lo mosci” dice ancora Michael toccandosi ancora il pacco che, noto, si è ridotto visibilmente alla parola “tasse”.
Fuori intanto appare la scritta bianco blu della Dico e George non riesce a trattenere un urletto in falsetto. “Semi di zucca, we are coming” dice poi a bassa voce e fa uno schiocco con la lingua.

la domanda

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Così mi faccio la domanda, camminando nella galleria del trenino Genova Casella con Marco piccolo, alla ricerca del tunnel che ci avrebbe portato nel cuore del mondo che Marco era sicuro si trovasse proprio lì dentro, nella galleria che unisce Sant’Olcese chiesa a Sant’Olcese Tullo, una galleria nera e umida, da cui cadevano grossi goccioloni ombrosi, una galleria inutile se non nei dieci, venti brevi momenti giornalieri in cui uno dei vagoncini dei treni a scartamento ridotto la attraversava per pochi secondi, sbuffando fischi con un entusiasmo verginale, mi faccio la domanda, mentre penso che adesso sarebbe passato uno dei locomotori travolgendoci e schiacciandoci contro le pareti scure e sporche della galleria, spargendo la nostra carne bambina per i dieci/dodici metri del suo tracciato, mi faccio la domanda mentre Marco piccolo si gira verso di me e mi indica un’ombra tra le ombre, una specie di piccola porta metallica incastonata nella parete della galleria e saltella sul binario attraversandolo di corsa e mi faccio la domanda, oggi me la faccio, non in quel momento, adesso me la faccio che so quello che abbiamo trovato dietro alla porta, la domanda che mi faccio oggi è cosa sarebbe successo di me.
Cosa sarebbe successo di me senza gli anni ottanta.
Cosa sarei diventato se, uscendo da quella galleria non mi fosse arrivato addosso Dallas, se non ci fosse stato il Colecovison, l’Atari, i Duran Duran, come si sarebbe formata la mia etica senza Reagan, senza Gundam, senza Asfidanken, senza la Fininvest, come avrei gestito il mio piccolo pene senza Tini Cansino, senza Venusia, senza Sue Ellen, senza Prince, Lamù, Madonna, Boy George, quanto spazio avevo dato a questi prodotti nella mia testa, quanto se ne erano preso giorno dopo giorno, con uno stillicidio senza pietà.
Goccia dopo goccia sarebbero entrati nelle fratture della mia testa, in tutti i posti in cui le mie ossa si sarebbero frantumate come gesso.
Ma adesso io e Marco stavamo per entrare nella porticina, andare fino al centro del mondo, era il nostro progetto e una volta tornati su sarebbe stato tutto diverso. Non ci sarebbero state tutte quelle cose, non ci sarebbero stati quei nomi, quel modo così semplice, così ragionevole di intendere la vita, il lavoro, la morte. Tutto sarebbe stato diverso, complesso, sofferente.
Uscendo dalla galleria mi sarei trovato in un mondo nuovo, dove gli anni ottanta, quell’obrobrio artefatto della mia reale adolescenza, sarebbero stati sostituiti da un paese reale, addolorato, incapace di adeguarsi alla merce e al male del mondo.
Non avrei adorato, oggi, le icone laiche di palline gialle antropomorfe e il loro uakka-uakka infinito e pagano.

tweeting_roma

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la polizia non aspettava altro, è di nuovo Genova 01, avevo le mani alzate e quelli erano i black block, ma cosa fanno i black block quando fanno l’amore, la polizia mi ha menato è fuggita prima che la camioncina esplodesse, era quello che tutti volevano, sono le agonie di un regime alla fine, volevate la rivoluzione senza una faccia spaccata, qua tutti aspettano il nuovo giuliani, bisogna esser capaci di fare un distinguo, applaudivate agli scontri africani, adesso sapete cosa costa menare, ecco cosa fanno quelli che dicono pace, la pace con i piccoli di san pietro, solo in Italia una cosa del genere, siamo le scimmie della democrazia d’occidente, c’era gente alle tredici ubriaca fatta, l’anarchismo nasce dal vino, era tutta gente infiltrata, era un modo per andare a farsi ammazzare, già si fanno i processi sui social, è esattamente quello che volevano loro, abbiamo fatto il gioco di quelli, quelli si sono fatti gioco di noi, tutti cercano il giuliani vestito di nuovo, quì c’è qualcosa che non ci torna, erano in pochi hanno rovinato la festa, ci hanno fatto una festa di fuoco, di fronte al fuoco si prende paura, il fuoco prende e scalda il vino, il vino sembra fatto di sangue, la violenza è una dolce compagna, la violenza è una donna che tira calci e ti dà fuoco, amore ti sei tutta bagnata, la faccia coperta di fiamme bagnate, l’ho visto in streaming il tuo volto ferito, era sdraiato nudo sul mio copriletto

Larsonn

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Larsonn ha dato alla gente quello che la gente voleva, e siccome la gente voleva comprare, Larsonn è diventato un uomo ricco. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro, il bene è spesso sepolto con le loro ossa: e così sia di Larsonn. Non è mia. Ma il nobile Blò dice che Larsonn era ambizioso e noi sappiamo che Blò è un uomo d’onore. Poniamo che sia vero, che il vecchio Larsonn fosse ambizioso. Blò dice anche che era un imprenditore, e sia: diciamo che Larsonn, forse, è stato un imprenditore ambizioso. Ma quando i poveri hanno pianto, Larsonn ha lacrimato. Quando ha potuto fare qualcosa di bene, ha fatto qualcosa di bene. Quando ha potuto vendere di più e con maggior margine lo ha fatto: era nella sua natura. Conoscete tutti la storia della rana e dello scorpione. Il popolo era la rana, Larsonn era lo scorpione, il lago su cui viaggiavano era profondo quanto il corpo della rana. Lo scorpione non ha mai conosciuto il sapore dell’acqua, è solo passato di rana in rana fino a raggiungere l’altra sponda. Sapete tutti la storia della rana, ne è pieno lo stagno. Era nella sua natura.
Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: scendete lacrime, dico.
Ora Larsonn è diventato più forte, siamo qua per vederlo. Molti uomini ugualmente potenti hanno conosciuto Larsonn, ma nessuno è mai stato potente come Larsonn e per un periodo così breve.
La cosa più prodigiosa è quella del suo nome, il suo nome si è moltiplicato sulle bocche, il suo nome è passato attraverso i suoni, è diventato un canto universale; chi non conosce il suo nome? Larsonn è ormai su ogni lingua, e ogni lingua parla di Larsonn, tanto che ha perso il suo senso originario. Anche se qualcosa cambierà, Larsonn non passerà. Tutti possono dire il suo nome, perché tutti lo conoscono e lo conoscono perché conoscono le sue opere e i suoi prodotti. Quindi tutti possono pronunciare il suo nome, come se fossero grandi amici, come se fossero stati insieme per tutta la vita. Questo è un prodigio: questo nome, Larsonn, non è più un nome ma è un marchio, un marchio che non è più di un uomo, o di un’epoca, ma è un segno di una moltitudine.
Quando infatti diciamo “Larsonn”, noi non intendiamo più Larsonn, l’uomo, ma intendiamo la moltitudine di quelli che pronunciano il suo nome. Larsonn è ormai un prodigio sulla terra, come ce ne sono stati molti prima di lui e che molti ancora accadranno. Larsonn è la moltitudine di persone che dicono all’unisono Larsonn e questo è il grande miracolo di Larsonn.
Ma Blò dice che questo prodigio non parte da Larsonn, anzi, dice che Larsonn è un incidente di questo prodigio e Blò è un uomo d’onore.
Io vi dico: scorrete lacrime e: apritevi bocche.
Io l’ho amato, né senza ragione e l’ho visto entrare dentro di me, mi sono visto urlare il suo nome, insieme a voi, in questa folla che siamo oggi, che sono io in mezzo a voi. L’ho visto entrare e sparire dentro di me e mi sono sentito mentre urlavo ‘Larsonn’, qua, assieme, adesso.
Noi quindi siamo Larsonn, e stiamo ripetendo questa cosa, stiamo dicendo a noi stessi, scorrete lacrime, stiamo ripetendo un coro che è transnazionale e che non ci fa male, stiamo uniti sopra questa terra in questo giorno in cui piove in ogni posto, dove l’acqua cade di giorno e di notte mentre recitiamo la nostra lezione, mentre ripetiamo il nostro nome e la sua bellezza e la sua infinita grandezza.

Ma Blò dice che sono solo e che non parlo e Blò queste cose le dice con la voce di Larsonn.

il meno male

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rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

Io non spendo più un soldo in satira finché non si mette a funzionare. Sono 40 anni che do soldi a gente che disegna Berlusconi come un nanetto, e in questi quarant’anni quello ha comprato Mondadori e Einaudi, si è fatto gli stracazzi suoi. La fica, la Standa. Bisogna cambiare i politici, la vecchia classe politica, e non la vecchia classe satirica? Che cazzus. Non sapete fare il vostro lavoro. Cazzus. Siete vecchi, la vostra satira non serve a un cazzus. Volete i miei soldi? Funzionate. Fate una vignetta, solo una, che Berlusconi si toglie dalle palle. Male, se ne deve andare male, non bene. Non con le monetine. Se ne deve andare con l’amaro in bocca, se ne ha una. Una sola fottuta vignetta che la gente la guarda e lui se ne va. Sic simpliciter. E subito dopo, quando siamo ancora tutti a dire, che cazzus Berlusconi se ne è andato, allora arriva Bersani e dice, ue ragazzi, scusa. Scusa. E se na va via anche lui. E noi siamo lì ancora che non sappiamo cosa dire e appare Di Pietro e dice boh, qualcosa, comunque si toglie dalle palle anche lui e poi anche Casini, e poi Fini e poi tutti gli altri, tutti, i sottosegretari, i parrucchieri, i cineasti, i lavandini, i robbiano, i lavandari, i molinari l’amaricante, i busumanca, i prettosbarra, i sottofiletti, gli aristotelici, gli opevai, i dottrinanti, gl’intellettuali, i giocatori di palla generica, i finocchiaro, i paghiNNero, i senza fattura, i poi me lo scarico, i ‘nsomma tutti via dall’italia, tutti uno a uno che dicono scusa e se ne vanno via, uno a uno finché dell’italia non rimane che una landa complessa di putritudini e strutturali rovine e braccia di acciao e cemento che si immergono nella terra, come un nuotatore infinito annegato nel giardino d’europa.

questo non è un blog

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ci sono stati i premi per i migliori blog e noi non abbiamo vinto, ci siamo rimasti male e abbiamo riflettuto sul perché noi non abbiamo vinto nessun premio per miglior blog e alla fine della discussione abbiamo capito che non abbiamo vinto perché non siamo un blog. non siamo un blog per tre motivi, il primo motivo è che un blog è fatto da persone che scrivono blog, mentre noi scriviamo, in generale. scriviamo dappertutto, sui biglietti dell’autobus, per terra, sui tramezzini, sui piatti usando le salse degli hamburger, e quindi scriviamo anche sui blog. ma non lo facciamo apposta di scrivere sul blog, è che, scrivendo sempre, nel momento che ci avvicinamo ad un blog, tac, iniziamo a scrivere sul blog, è una cosa proprio meccanica; la seconda ragione per cui questo non è un blog è che per avere un blog devi avere degli amici, e noi, che io sappia, non abbiamo degli amici amici, abbiamo delle persone che ci telefonano di notte, questo sì, gente che ci minaccia di spaccarci la testa per quello che abbiamo scritto, anche questo è successo, gente che dopo sei anni ti dice, ah io il tuo blog lo leggo tutti i giorni, e questa cosa la tiene come un segreto inenarrabile, non la dice a nessuno mai un link una frasetta un commento, anche questo ci è successo, ma amici amici no, non ne abbiamo, e senza amici un blog non è un vero blog. il blog chiama amicizia, come il sangue chiama gli squali; il terzo e ultimo motivo per cui noi non siamo un blog è che un blog ha uno scopo, non tutti i blog hanno uno scopo, ma alcuni sì decisamente, c’è gente che si vede dal vivo, fanno piani, hanno sponsor, si muovono nella blogosfera, hanno un fine verso cui tendono con una certa determinazione, il blog gli serve per fare delle cose, tipo per lavoro, e noi no, non abbiamo uno scopo, noi abbiamo questo blog perché sostanzialmente abbiamo un eccesso di tempo libero e di rabbia. quando ci sediamo, ci guardiamo attorno, non sappiamo cosa fare e la cosa ci innervosisce e dopo un po’ ci viene la rabbia, piena, grossa, salata, e allora iniziamo a dare dei piccoli pugni contro il tavolo, come per saggiarlo e poi iniziamo a dare di bestemmie e due minuti dopo siamo lì che scriviamo, scriviamo, e correggiamo i refusi della tastiera e la cosa ci riempie ancora di più di rabbia, i refusi, cazzo, e poi scriviamo ancora e ancora, anche per ore e ore di seguito perché, lo abbiamo detto, abbiamo molto tempo libero e molta rabbia. c’è poi anche un quarto motivo per cui non abbiamo vinto nessun premio per miglior blog, ed è che non ci siamo candidati, quindi non avremmo comunque potuto essere votati, ma anche se fossimo stati candidati siamo certi che non avremmo vinto perché questo non è un blog e questa cosa di non vincere, ci amareggia moltissimo e ci rende forti e malleabili, e –soprattutto– conformi al sistema.