Volevo pubblicare per una grande casa editrice

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Io resto zitto, non dico niente, guardo fuori il diluvio che si sta abbattendo sull’auto.
“Marco -dico dopo un po’- sai cosa facevo quanto ero un ragazzino?”
“Mh… sì”
“No, non quello, cioè, anche quello. Non è colpa mia se il buon Dio ci ha messo l’organo sessuale esterno”
“Alleluja”
“Voglio, dire, non poteva infilarlo dentro a un buco anche a noi?”
“Misteri”
“Comunque, non solo quello. Io da ragazzino leggevo. Leggevo Harry Harrison e scrivevo, leggevo Poe e scrivevo, leggevo Lovecraft e scrivevo, leggevo Strindberg, Kafka, Beckett e scrivevo, leggevo Joyce e scrivevo”
“Una volta afferrato il concetto è semplice”
“Fammi finire. Leggevo Nove e scrivevo, leggevo Benni e scrivevo, leggevo Pasolini, Busi e scrivevo, leggevo Baricco e scrivevo”
“Baricco?”
“Lasciami parlare. Scrivevo, macinavo dentro di me tutta quella gente e scrivevo, e sai cosa volevo più di ogni altra cosa?”
“La fica?”
“Marco cazzo, ti sto confidando delle cose”
“Scusa”
“Certo che volevo la fica, ma in seconda istanza volevo pubblicare”
“Ah”
“Più di ogni altra cosa, volevo pubblicare per far vedere al mondo che sapevo scrivere, capisci?”
“È orribile”
“Volevo pubblicare per una grande casa editrice, volevo fare il libro importante, il libro che tutta la mia generazione avrebbe preso come esempio, il libro di cui tutti i critici avrebbero parlato e poi mi sedevo e scrivevo delle stronzate. Mi sedevo e mi rendevo conto che non sapevo cosa scrivere. Volevo scrivere il libro della mia generazione e non sapevo cosa fosse la mia generazione. Ero vuoto, Marco, ero piatto come un frisbee di plastica. Volevo scrivere e non avevo niente da dire”
“Ecco”
“E sono andato avanti e il fatto di non aver niente da dire non è più stato un problema perché ho scoperto che potevo scrivere anche di niente. Potevo restare al comando del mio ufo frisbee di plastica a navigare tra le nuvole di Time Zone che sarebbe andato bene lo stesso, l’importante era tenere a bada il mio ego, dargli un biscotto ogni tanto e tenere a freno il suo rancore”
“Fabrizio…”
“Fammi finire Marco. E la cosa mi stava benissimo, potevo stare lì sopra e dire che ero uno scrittore, potevo fare avanguardia, potevo andare, voglio dire Marco, potevo continuare a non contare un cazzo per dieci anni, dieci lunghi anni, e continuare a stare sul frisbee a dire che facevo underground, e scrivere di niente, sedermi e stare lì a scrivere il niente in cui mi avevano pucciato da quando ero bambino, sai Marco cosa succede ad un frollino quanto lo pucci ben bene per la colazione?”
“Si ammorbidisce”
“No, si sfalda. Si spezzetta in una poltiglia molla in cui puoi far annegare lo zucchero fino ad avere un pastone dolciastro e nauseabondo. Io ho fatto colazione così, per dieci anni ho mangiato così”
“Ti piace”
“Cosa?”
“Farti pena, ti piace farti pena”
La voce di Marco è diventata quasi metallica, non mi guarda, fissa solo davanti a sé i tergicristalli che si agitano come impazziti. Ti piace farti pena.
Io sto zitto, sospiro. “Certo che mi piace Marco” gli dico. “Da morire”. Gli dico e mi sento che ‘da morire’ lo dico piangendo e mi stupisco perché non voglio piangere, e invece sto piangendo, come se da un ginocchio fosse sgorgato sangue all’improvviso, nel mezzo di una partita di calcio.
“Oh cazzo” dice Marco.
“Non voglio” dico, e mi fermo perché sto continuando a piangere e dico vaffanculo, due o tre volte, vaffanculo.

(tratto da “è facile smettere di scrivere se sai come farlo”, fabrizio venerandi, prossimamente presso GEI)

È divertente vivere nei paesi islamici

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prince
“E’ divertente vivere nei paesi islamici. Sapere che c’è una sola religione. C’è ordine. Si deve indossare un burqa. Non c’è altra scelta e le persone sono felici di questo… “
“Ma alcuni non sono felici di questo”.
“Ci sono persone che sono infelici in ogni modo. C’è un lato oscuro di tutto. Sono stato anti-autoritario, ma allo stesso tempo ero un amante della tirannia. Non si può essere entrambe le cose. Ho dovuto imparare cosa è l’autorità. Questo è ciò che la Bibbia insegna. La Bibbia è una guida di studio per l’interazione sociale. Se vado in un posto dove non mi sento stressato e non ci sono antifurto per auto e aerei che ti volano sulla testa, allora si capisce che cosa sia l’inquinamento acustico. Rumore è una società che non ha Dio, che non ha speranza. Non possiamo fare quello che vogliamo. Se non ti poni dei limiti come pensi di fare? (…) Io personalmente non sopporto la musica digitale. Stai assorbendo suono in bit. Colpisce un posto diverso nel tuo cervello. Quando lo riascolti, non senti niente. Siamo persone analogiche e non digitali”.

sprecato

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(atto unico per due personaggi femminili)

A, ragazza problematica
B, sua sorella

A — aiuto
B — che c’è
A — sto male
B — ma no che non stai male
A — sto male ti dico
B — ma no che non stai male
A — invece sì che sto male sto molto male sto così male che mi sento svenire o forse morire dovremmo andare all’ospedale anzi no non mi fido degli ospedali c’è polvere negli ospedali l’ultima volta che sono andata all’ospedale c’era un sacco di polvere sopra e sotto i termosifoni e in alcuni angoli c’erano anche degli insetti morti per cui non ci vado all’ospedale è inutile che insisti però sto male qualcosa dovrò fare svenire o morire o gridare o piangere
B — non stai male dovresti cercare di dormire
A — non ho sonno
B — dovresti perché è molto tardi
A — che ore sono
B — è inutile che insisti non ci andiamo all’ospedale
A — io non ci voglio andare all’ospedale
B — bene perfetto perché non ci stiamo andando non andremo in nessun ospedale
A — la cosa mi sta bene io però non sto bene
B — stai benissimo sei solo un po’ stanca hai bisogno di riposare dormire forse sognare
A — dove sono le forbici
B — dimentica le forbici non servono a niente le forbici
A — invece sì servono a tagliare i fili
B — quali fili
A — questi
B — sciocca
A — non sono sciocca sono intelligente
B — non sei intelligente sei sciocca e anche un po’
A — e anche un po’
B — e anche un po’ cosa
A — e anche un po’ cosa cosa
B — e anche un po’ come si dice
A — parli sempre a metà non finisci mai le frasi non finisci mai di dire quello che devi dire sei così noiosa e irritante questa è la parola irritante sei davvero moltissimo irritante
B — non si dice moltissimo irritante
A — io dico quello che voglio sto male
B — non stai male quante volte te lo devo ripetere
A — infinite
B — sarà la centesima volta che te lo ripeto non stai male sei solo un po’ stanca o molto stanca o mediamente stanca hai solo bisogno di riposare o anzi meglio dormire non è difficile basta chiudere gli occhi e non guardare niente e pensare di dormire e dopo un po’ vedrai che stai dormendo
A — come si fa a non guardare niente
B — basta chiudere gli occhi
A — la telecamera ce l’hai la telecamera
B — non possediamo nessuna telecamera
A — io vorrei possedere molti oggetti inutili
B — tipo delle forbici delle telecamere
A — vai a prendere la telecamera
B — non abbiamo telecamere
A — questa casa è orribile sono stanca di questa casa è scomoda fa freddo
B — ieri dicevi che faceva caldo
A — ieri faceva caldo oggi fa freddo e sono mesi che ti chiedo per favore di portare la telecamera ad aggiustare che mi serve devo registrare alcune cose che mi premono alcune cose che ritengo importanti oserei dire fondamentali molto importanti fondamentali oserei dire
B — non abbiamo nessuna telecamera mai avuta
A — tu forse non io
B — io cosa
A — tu non hai una telecamera ma io
B — tu cosa
A — sono mesi che ti chiedo per favore di
B — io siamo noi
A — noi cosa
B — noi non abbiamo mai posseduto telecamere nessun apparecchio di quel tipo
A — quale tipo cosa dici sono mesi che per piacere ti chiedo cortesemente di
B — parla più piano per favore mi fanno male le orecchie sto male dovremmo andare all’ospedale
A — non andremo in nessun ospedale e sono mesi che gentilmente ti chiedo con la massima gentilezza di far aggiustare la nostra telecamera che era di nostro padre e prima del padre di nostro padre e prima del padre del
B — non hai mai saputo usare nessuna telecamera
A — padre di nostro padre e prima ancora del padre del padre del
B — non hai mai saputo usare nessun apparecchio di quel tipo
A — quale tipo parli a vanvera e non mi ascolti o fingi di non ascoltarmi e sono mesi forse addirittura anni sento di non esagerare parlando in termini di anni almeno due forse addirittura tre sono sicura di non esagerare affatto parlando in termini di trienni perché saranno almeno tre anni che ti chiedo con tutto il riguardo possibile di portare per favore a far riparare la telecamera che fu di nostro padre e prima di lui del padre di nostro padre e prima di lui del padre del padre del
B — abbassa la voce per favore
A — tono o volume
B — volume per favore abbassalo che mi fanno male le orecchie mi fa male la testa ho male dappertutto dovremmo andare all’ospedale
A — stai sempre male invecchi in fretta diventi come si dice
B — divento cosa
A — come si dice
B — attenta
A — attenta a cosa
B — dovresti dormire una buona volta
A — sarebbe la volta buona
B — forse dovrei portarti a ballare
A — sarebbe una bella cosa
B — forse non avrei dovuto uccidere il gatto
A — gatto quale gatto
B — il gatto forse non avrei dovuto ucciderlo mi hai perdonato ma non avrei dovuto ucciderlo l’ho messo nel sacco ti ricordi e l’ho immerso nella tinozza forse non avrei dovuto farlo non dico di essere pentita non arrivo al punto di pentirmi questo no questo mai ma forse comincio a pensare che forse non avrei dovuto farlo forse se non l’avessi fatto tutta quanta la faccenda avrebbe preso una piega diversa avrebbe sicuramente preso una piega diversa migliore non so peggiore chissà comunque diversa
A — gatto quale gatto
B — il gatto non ti ricordi
A — non abbiamo mai avuto un gatto
B — il gatto non arrivo al punto di pentirmi questo no questo mai ma comincio a pensare che se non l’avessi ucciso forse non saremmo a questo punto quel povero gatto mica lo odiavo dicevi che lo odiavo ma non era vero mai odiato nessuno io
A — di quale gatto vai cianciando nessuno qui ha mai posseduto gatti nessun gatto è mai entrato in questa casa e neppure un cane se è per questo e neppure un pesce rosso o un criceto o un qualsiasi tipo di creatura vivente tranne uomini qualche uomo c’è stato a volte per sbaglio o per capriccio
B — capriccio quale capriccio
A — di che gatto vai blaterando
B — il gatto che fu di nostra madre e prima di lei della madre di nostra madre e prima di lei della madre della madre della
A — nessun gatto campa così a lungo
B — per questo ho dovuto ucciderlo
A — nessuno ha mai ucciso nessuno in questa casa
B — comincio a pensare che
A — che cosa
B — cosa
A — cosa cominci a pensare
B — comincio ho già cominciato a pensarlo
A — a pensare cosa
B — che ho fatto un errore a uccidere il gatto
A — nessun gatto vive tanto a lungo
B — forse era un altro gatto
A — se ci fosse stato un gatto avremmo dei video non pensi che l’avremmo ripreso con la telecamera io che gioco col gatto tu che giochi col gatto la mamma che gioca col gatto papà che gioca col gatto io e te che giochiamo col gatto la mamma e papà che giocano col gatto io e papà che giochiamo col gatto tu e la mamma che giocate col gatto tu e papà che giocate col gatto io e la mamma che giochiamo col gatto io tu e papà che giochiamo col gatto io tu e la mamma che giochiamo col gatto non pensi
B — non avevamo la telecamera
A — avevamo la telecamera ma non avevamo il gatto
B — avevamo il gatto ma non avevamo la telecamera
A — e io sono anni che ti chiedo per favore di portarla a riparare ma tu niente da quell’orecchio non ci senti da quell’occhio non ci vedi mi domando cosa hai dentro la testa se un cervello o delle arance dei kiwi della frutta secca
B — e io non avrei dovuto ucciderlo
A — mandorle forse
B — è da poco che lo penso ma da quando ho cominciato non riesco a smettere di pensarlo ed è tutto come si dice quando il tempo è tutto come si dice aiutami tu che hai studiato quando il tempo è tutto come si dice
A — arachidi magari
B — come si dice quando il tempo è tutto dai che lo sai non farti pregare fammi questo piacere aiutami tu che hai studiato quando il tempo è tutto come si dice hai capito dai fammi la cortesia per piacere quando il tempo è tutto come si dice qual è la parola dai che la sai dimmela per favore
A — pistacchi probabilmente
B — quando il tempo è tutto come si dice
A — noci addirittura
B — quando il tempo è tutto come si dice
A — sprecato

burla boys

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allora esco di casa per portare fuori il cane, tobbia, sto camminando e non c’è nessuno

voi sapete che io abito vista cimitero di genova, vista in ppp, e quindi quando esco di casa non c’è molta gente, di solito solo cinghiali, cammino e arrivo nella parte in cui arrivano anche le auto, perché a casa mia non ci arrivano le auto, solo zombies e cinghiali; cammino con tobbia e a un certo punto vedo due luci dietro di me

mi giro è un furgone enorme bianco che cammina a passo d’uomo dietro di me

la strada è chiusa, io cammino e mi metto nel mezzo della strada per non farlo passare ma il furgone non ha nessuna intenzione di passare cammina a passo d’uomo dietro di me; io mi metto nel mezzo della strada per salvare la vita al mio cane, perché il mio cane quando vede un mezzo di locomozione ha questo istinto naturale di corrergli incontro per fargli una festa e quindi rischia di essere travolto da qualunque cosa superi le dimensioni di un triciclo. ma, appunto, il furgone continua a seguirmi nella strada deserta a passo d’uomo, io ogni tanto mi giro ma ho le luci negli occhi e non vedo cosa sia, vedo dei simboli sul cofano ma non riesco a leggere

alla mia sinistra il muro perimetrale del cimitero, alla mia destra rovi e muri a secco, io cammino finché non arrivo nel punto in cui la strada inizia a restringersi e diventa solo per persone a piedi e cinghiali. la imbocco e penso di essere salvo e invece il furgone bianco mi segue, continua a seguirmi finché non è quasi incastrato nella viuzza, a quel punto io mi fermo e il furgone anche e si aprono le porte

escono persone, quattro persone

si dirigono verso di me, decisamente, hanno in mano qualcosa
è un foglio.

ricordo che sono le 22 e trenta di sera di domenica sera.
si avvicinano a me parlottando fra di loro, non parlano la mia lingua. sono sudamericani. mi circondano.
uno dei quattro mi dice escuse posso farle una domanda
io mi giro verso tobbia, è scappato

dico, certo

il tipo si avvicina ancora di più a me e mi mostra il foglio in cui c’è una foto, è la foto di un muro con una scritta sopra; “lei conosce questo posto” mi chiede. io guardo la foto e intanto mi aspetto che gli altri tre inizino a menarmi e caricarmi sul furgoncino e poi ritroveranno il mio cadavere dissezionato in qualche bosco del santolcesino

guardo la foto e in effetti riconosco il muro, è un muretto del ponte sifone che attraversa il cimitero
dico, sì, e indico con il braccio l’ingresso del ponte sifone
il tipo mi dice, bene mi ci accompagna e io dico certo
li porto sul ponte sifone e gli indico il muretto e gli dico il muretto della foto è quello e i quattro sudamericani guardano il muretto, prendono piccole torce e iniziano a guardarlo, c’è buio pesto
parlano fitto in sudamericano, cioè in spagnolo o portoghese, cioè catalano o castigliano non lo so, non li so distinguere, parlano fitto e guardano il muro e poi me e mi dicono ma il muro, di che colore è
io dico boh, rossastro, e il sudamericano dice, no, giallino e io dico alla luce del sole è più rossastro, e lui dice arancione e io dico ok arancione

e a questo punto io prendo coraggio e dico, ma scusate, cosa dovete fare?

e il tipo mi guarda come se gli avessi chiesto se erano gay, con uno sbalordimento sincero e mi dice, eh noi dobbiamo togliere le scritte

ah, faccio io

e il tipo dice dobbiamo o togliere le scritte o ridipingere e poi inizia a leggere le scritte e legge BURLA BOYS e si gira verso di me e chiede cosa vuol dire BURLA BOYS

e io gli dico, nel buio, che sono i ragazzi di via burlando, e indico nel buio la vallata di fronte, che di notte prendono il ponte sifone dall’altra parte e si fanno la bellezza di circa 918 scalini per venire fino al ponte sifone della mia vallata e scrivere BURLA BOYS, perché sono dei ribelli

questa cosa dei 918 scalini mi ha sempre impedito di mandarli a fanculo per le scritte sul nostro ponte sifone, perché penso che un teppista che si fa 918 scalini con lo spray argentato per scrivere delle cose del genere come minimo lo fa in debito di ossigeno

comunque il sudamericano se ne sta e parla con gli altri tre sudamericani che spariscono nel nulla e io gli dico, nel buio più completo, ma state preparando tutto per domani?
e lui mi dice ah no, noi lavoriamo di notte, noi lavoriamo da mezzanotte alle quattro di notte
nel buio vedo la sigaretta di un suo compagno che è tornato con una latta di vernice. “a proposito” mi dice “avete mica una luce?”

io scuoto la testa faccio nono, poi penso che non mi vede al buio e dico, mi spiace no, e intanto sono tornati tutti con le torce illuminano le parti di muro e sento che parlano in spagnolo, cioé castigliano o cosa è e di tanto in tanto riconosco le parole “giallo”, “arancione”

tobbia intanto è tornato e io rimango un po’ a fissare questi quattro sudamericani che stanno per passare la notte a rimuovere le scritte dei ribelli di via burlando, sul ponte sifone che verrà percorso da due o tre persone alla settimana, di cui una sono io, e penso che tutto sommato è una delle cose più belle che mi siano successe e resto con loro ancora un po’ poi li saluto, loro mi salutano,  e me ne vado

Apple Os Lion: share your pain

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Cupertino: apple presenta il suo prossimo sistema operativo, si chiama Lion e fa un altro grosso passo in avanti nel creare un complesso informatico utilizzabile anche da chi vuole fare del male a se stesso e a chi ha intorno. “Abbiamo deciso –ha detto Jobs che btw è ancora vivo– di indirizzarci verso chi non solo non sa usare un computer, ma cerca anche di rovinare la vita e l’esperienza di computing di chi lo circonda”. Non il nerd linuxxaro quindi, e neppure l’utonto iPad/iPhone, ma piuttosto l’uomo normale, il consumatore affamato e pericoloso. “Ci siamo chiesti: perché non raggiungere l’uomo violento, quello che sa creare dolore intorno a sé, offrendogli un sistema operativo a meno di trenta dollari?” ha aggiunto Jobs. Le caratteristiche tecniche di Lion, a detta dello stesso Jobs, da questo punto di vista sono irrilevanti. “Quello che ci interessa –ha chiosato– è amalgamare la sofferenza. Share your pain“.
Il nuovo Os apple sarà disponibile da luglio 2011 solo in edizione digitale.