Nistagmo optocinetico (3 di 22)

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La cosa buffa è che ero a Genova per altri motivi che non c’entravano niente col mio editore e cioè che dovevo presenziare al funerale di mio zio, e così sono partito con mia mamma e la sua socia al mattino presto in treno per raggiungere Genova e andare al funerale che si teneva alle 11:45 nella chiesa vicino a casa dello zio, e durante il viaggio pensavo allo zio e a quando ero piccolo e mi portava a pescare e poi quando ero più grande a giocare a tennis e poi guardavo la socia di mia mamma che sedeva in treno di fronte a me e pensavo a quella volta che mi aveva fatto toccare le tette, ed era successo proprio a Genova, a casa dello zio, in ascensore, che scendevamo per andare al mare e lo zio e la zia e i miei genitori erano già scesi, e io ero rimasto indietro con la socia di mia mamma e così ci siamo trovati da soli in ascensore e io le guardavo le tette, a dire il vero non mi ricordo bene ma penso che le stavo guardando le tette perché ricordo che lei mi chiese se mi piacevano le sue tette, quindi penso che gliele stessi guardando, ma non è detto, ad ogni modo mi chiese se mi piacevano e poi mi chiese se volevo toccarle, e così gliele ho toccate con grande imbarazzo, avevo dieci o undici anni.

la fica: mito o realtà?

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rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

Io a questa cosa che la fica non esiste non ci credo. Fobia collettiva, non ci credo. Perché io l’ho vista, almeno una volta. Non recentemente, tempo fa. È stata qualcosa di grosso, era piena zeppa. Vorrei descrivervela: ero in questo prato nel trevigiano e vedo la fica, enorme. Prendeva mezza collina, aveva due labbra e questa cosa enorme che si apriva, da dentro vedevo una luce. Questa luce mandava una specie di sospiro, quando si aprivano le labbra. Un vento caldo e con questo odore marino che mi muoveva i capelli, cazzo, mi muoveva i capelli. Mi sono seduto fino a sera e poi di notte, tutto era nero e quando la fica si apriva per respirare si vedeva la sua luce interna, verde, che illuminava i contorni delle cose. Sono stato tutta la notte lì seduto nel prato che era umidissimo e pieno di insetti tipo lumache, bavose. Poi alla mattina me ne sono andato in silenzio, che la fica dormiva con un russare come una dolce scorreggia benedetta.

Nistagmo optocinetico (2 di 22)

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Poi ero curioso di sapere quanti scalini ha questa scalinata che conduce a casa sua e allora gliel’ho chiesto al mio editore ma lui ha detto che non si ricorda, li ha contati ma non si ricorda, e a me m’è parso strano che non si ricorda perché il mio editore mi sembra un uomo molto preciso che di lavoro fa il programmatore, allora gli ho detto ma dai, non ci credo che non ti ricordi, dimmi piuttosto la verità e cioè che te lo ricordi ma non vuoi dirmelo per qualche oscuro motivo, e lui ha detto ma no ti giuro, non me lo ricordo, li ho contati una volta ma non me lo ricordo, e li conto anche altre volte quando vengo su con mio figlio li contiamo ad alta voce, eppure non me lo ricordo. E a me m’è parso strano perché io invece me le ricordo sempre bene queste cose, il numero degli scalini delle scale, ad esempio mi ricordo che nella mia casa vecchia c’erano 88 scalini anche se sembravano molti di più, erano scalini bianchi con venature grigie, me li ricordo anche perché a volte li rivedo perché nella mia casa vecchia adesso ci abita mio fratello, prima ci abitavamo tutti insieme, io mio fratello e i miei genitori, adesso ci abita mio fratello con sua moglie e suo figlio e quando vado a trovarli rivedo gli scalini della mia casa vecchia e mi ricordo sempre che sono 88 e che sono bianchi con venature grigie, per cui mi sembra strano che il mio editore non si ricorda quanti scalini ci sono nella scalinata che conduce alla sua casa che la deve scendere tutti i giorni per andare a lavorare, e poi salire tutti i giorni quando torna dal lavoro.

Nistagmo optocinetico (1 di 22)

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Oggi sono stato a casa del mio editore, il mio editore abita a Genova in una casa che per arrivarci devi passare dentro un acquedotto, c’è un cancello arrugginito munito di lucchetto attraverso il quale si entra dentro una colonna di cemento, e dentro la colonna c’è una scala a chiocciola che porta in cima all’acquedotto che in quel punto lì praticamente è un ponte di cemento molto stretto con due grossi tubi sui lati e una scalinata lunghissima che conduce alla casa del mio editore, e se ti giri indietro c’è un’altra scalinata altrettanto lunga, più lontana, che conduce non si sa dove, e sotto c’è il cimitero di Staglieno, e il mio editore dice che quando è in forma esce di casa e scende di corsa la scalinata lunghissima che porta a casa sua, e poi si fa di corsa tutto il ponte e sale di corsa quell’altra scalinata altrettanto lunga che c’è dall’altra parte, e quando arriva in cima c’è una spianata, o radura, o spiazzo, al centro del quale si ferma a fare le forme di kung fu, e dice che in queste occasioni si sente molto bene e io ci credo al cento percento.

La vita eterna non esiste

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Tori creso

di Tori Creso
Vedette.

È morta Sandra Mondaini ed è già morto Raimondo Vianello. Il nostro presidente del consiglio si è detto rammaricato perché, dice, “ho perso due amici cari e due voti sicuri”. Ma non è di questo che volevo parlare.
Io pensavo che non sarebbero morti. Io credevo che la televisione, l’essere entrati nelle case degli italiani, gli avesse dato un grado minimo di immortalità. Non dico l’immortalità eterna, ma almeno una immortalità media, tipo cinquecento anni. E invece sono morti come tutti. Come me. Come tutti voi.
Sono entrati nelle case degli italiani: poveracci. Le case degli italiani sono dei posti immondi, pensare di doverci entrare ogni sera, è un lavoro disgustoso. Disgustoso. Disgustoso.
Li ricordo ancora vecchi, nella mia mente sono sempre stati vecchi, forse per questo non pensavo che sarebbero morti. Ma ora che sono morti, anche loro che erano immortali sono morti, ecco, la mia fede nell’eterno vacilla.
La vita eterna non può esistere se questi esseri immortali, registrati, replicati, modernizzati, ricolorati, digitalizzati, riversati, se questi esseri che sono solo immagine e suono, e quindi non esistono davvero, se anche loro hanno il dono di morire, allora la vita eterna è una grossa frottola.
La vita eterna ha un inizio e una fine e quando finisce la vita eterna restiamo noi, davanti a un canale alla tv in cui ci siamo noi che ci guardiamo negli occhi e diciamo che non sappiamo rispondere alla domanda finale che ci stanno facendo, che sarà una domanda ridicola ed inutile, tipo la formula chimica dell’acido cloridrico o il titolo di quel film in cui un uomo all’improvviso prende fuoco.

Il raggiungimento della felicità

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Steno Antre

di Steno Antre
Entropista e tassidermista.

Uno dei metodi per raggiungere la felicità è quello di entrare in sintonia con la natura che ci circonda, oppure ritardare il coito. Noi parleremo del secondo metodo. Ritardare il coito è innanzitutto un atto di amore verso il proprio partner e secondariamente un modo per non fare delle gran figure di merda.
Tipo sei lì che stringi questa ragazzina che è venuta in casa tua per fare delle ricerche sull’entropia e tu sei lì che stringi queste tettine che sembrano delle paperelle gialle di gomma, e in quel momento l’immagine della paperella ti entra nelle testa e senti caldo ai pantaloni. Umido. Sei fregato. Ti tocchi, sei fregato.
Bisogna quindi ritardare il coito e per farlo servono alcuni strumenti. Per iniziare la nostra lezione vi invito a procurarvi un piccolo catetere con punta in metallo e alcune branchie di bavosa, meglio se estratte con la cosiddetta “macellazione islamica”, ovvero senza intaccare i peducelli ambulacrali della bestia e senza spezzarne la zona midollare. Una volta ottenuti questi strumenti venite pure da me e vediamo di rimediare a questo cazzo di problema.

Le grandi recensioni: Fini

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Lemma Colo

di Lemma Colo
Design & fitness.

Minkiaffabbry mi sono vista tutto Fini, tutto il discorsone, lui mi è piaciuto ha il suo stile e poi era incazzato, a me i cinquantenni un po’ incazzati che magari ti tirano anche due ceffoni belli sodi piacciono, mi fanno sentire tutta tonica, e poi parlava male di berlusconi, e me chi parla male di berlusconi piace a prescindere, insomma fabbry io quasi quasi Fini lo voto, in fondo non dobbiamo votare chiunque purché contro berlusconi? allora voto Fini che almeno si vede che ha le palle, no? e poi fabbry, lo sai che il mio voto vale quanto il tuo, no? anzi vale di più perché io sono completamente sganciata e voto a cazzo, fabbry, big love.

(ps non pagarmi più i pezzi con paypal che sono successi dei casini con paypal per delle mie foto personali che vendevo via internet, oh ma lo sai che certe cose non posso venderle ai minorenni??? da pazzi fabbry, da pazzi)

Recensione di “Mario Movie” di Cory Arcangel, 2005

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rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

E la tipa niente. No, comunque. Dicevo del video. Mi dicono del video, e niente vado a prendere la pensione. Esco. Vado alle poste, c’è casino. Coda. Un tempo non c’era questa coda. Io vado in coda e poi vado dalla tipa che mi dice non è il suo numero, e io dico che numero. Mi dice che devo aspettare il mio numero. Io torno nella bolgia. Sto con i dannati. Prendo un biglietto, sopra c’è un numero. C’è un tabellone, non lo vedo. Alla fine mi dicono di andare da questa che mi dice, non è la sua lettera. E io dico che lettera. E la tipa dice la lettera del mio cognome, non è il giorno della sua lettera. Per la pensione. E io dico prima non era il mio numero adesso non è la mia lettera, ma cosa? Dico e alzo la voce, urlo poi metto la fronte contro il vetro e piango. Non so perché piango. Non so nemmeno se piango. Forse non piango. Forse esco e torno a casa. Il video. Dicevo, ho visto il video sono dei disegnini. Dei colori. Sto male sono le tre di notte. Tipo omini. Funghetti. Muoio.