Avete presente Dio

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Tori creso

di Tori Creso
Vedette.

Avete presente Dio, no? tutta la cosa di credere o non credere a Dio, insomma, credere a Dio significa credere a un entità eterna che in sette giorni ha creato il mondo, è invisibile, e ha mandato un uomo in terra a dirci che ci ama, che ci dovevamo preparare per la fine del mondo e noi lo abbiamo crocifisso. E il mondo non è finito. Voglio dire, ha funzionato.
Ma insomma: nessuno crederebbe a una cosa del genere. Il paradiso, la vita dopo la morte, insomma. Davvero dopo la vita mi tocca continuare a vivere? Ancora? E’ un po’ come mettersi a dormire e appena finalmente sfinito ti addormenti uno ti sveglia, e ti dice oh ragazzo andiamo che sta iniziando una festa. Che festa? Non so che festa ma ci sono proprio tutti e non si possono bere alcolici. Ed è per sempre. Insomma, no, davvero no, lasciatemi morire in pace.
E quindi che faccio? Mi faccio laico e credo che in realtà, parlo della vita reale, l’uomo è un essere senziente, nato per assoluto caso in un pianeta infilato nel vuoto, in una enorme smisurata palla di stelle e pianeti disabitati e circondati dal nulla che dopo una fase di espansione si contrarrà in un unico punto in cui avverrà una enorme esplosione. Voglio dire, vista in prospettiva siamo lì eh, ci mancano i diavoletti con le forche e siamo lì eh.
Almeno i religiosi pensano positivo. Assurdità per assurdità cercando di vivere con un buon karma. Predicano buone novelle e vanno nei locali gay notturni.
Che poi, io mica la prenderei male questa cosa dei locali gay, almeno sai dove sono.

Privacy e sicurezza: una tutela possibile?

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rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

Tipo adesso mi chiede la password. Sono lì al computer e una pagina che cazzo. Sempre aperta alla prima, mai chiesta una password, adesso mi dice metti la password. Che password dico e quello, il computer, dice scrivi la tua password, e io dico mai una cazzo di password, dico per dire. Niente. Per la pagina dice scrivi la tua password. Allora scrivo “password”, niente, password errata. Allora scrivo “la tua password”, niente, password errata. E questa sarebbe tecnologia? No, dico, eh? Sarebbe tecnologia? Paroline magiche? Ho fatto vent’anni di biennale per questa merda, eh? Eh? Comunque poi sotto vedo scritto “hai dimenticato la tua password? clicca qua” e io dico mai stata una cazzo di password in questa pagina, mai. Forse una volta, una sola anni e anni fa. Poi mai più, di che cazzo di password. Comunque, clicco e lui mi dice per recuperare la tua password dimmi il nome del tuo cane. Capisci? Il… il nome del cane io. Io non ho mai avuto un cane. Peli e merda dappertutto i cani. Mai avuto uno. Forse una volta, uno, ma poi è morto. Niente cani del cazzo e ho scritto il cane è morto e allora ha detto che non poteva darmi la password. E io ho detto eh ma mica la voglio io, sei tu che la vuoi. Dattela da solo, peli e merda di cane. Poi ho spento, mi sono alzato e ho cambiato l’acqua di Fido.

Discorso di Jobs alle folle

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Steve Jobs

di Steve Jobs
Ceo.

Parlare ai propri clienti è una di quelle cose che si fa raramente e solo con i clienti a cui si tiene veramente. Se ho deciso di farlo è perche’ la cosa che mi sta piu’ a cuore in questo momento e’ potervi parlare apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto voi e la Apple al centro dell’attenzione. Non e’ la Apple a scrivere questa lettera, non e’ quell’entita’ astratta che chiamiamo “azienda” e non e’, come direbbe qualcuno, il “padrone”. Vi sto scrivendo prima di tutto come persona, con quel bagaglio di esperienze che la vita mi ha portato a fare. Ma parliamo di iPhone. Continua a leggere

Java per tutti

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Denca treo

di Denca Treo
Coder e fruttariano.

Io amo java. Io vorrei farvi capire come java potrebbe cambiare la vostra vita. In meglio. Intanto ci sono persone che si adeguano e che magari usano sistemi di certe multinazionali. Sistemi che sembrano amichevoli, a cui dai confidenza e che invece, segretamente comunicano con le multinazionali. Comunicano tue informazioni private. Stiamo parlando di cose che sarebbero dovute restare tra te e il tuo computer e invece, non si sa bene come, il giorno dopo su facebook ecco che ci sono quelle foto. Voi sapete di cosa sto parlando. Stiamo parlando di foto fatte magari anche in un momento di debolezza, e che possono mettervi in grande imbarazzo davanti ai colleghi del reparto supporto o anche davanti a vostra mamma. Voi potreste pensare che queste siano cose che non possano succedere, che io sia esagerato: e invece sono cose che mi sono personalmente successe. Ognuna di queste cose mi è personalmente successa, ad ognuno di voi. Ad ognuno di voi. Altro trucco è quello di fare credere che usare un computer sia una cosa semplice e che possa essere fatta senza sapere java. Errore. La prima volta che vi capiterà di finire su un sito, magari porno, che vi chiederà di scrivere dei comandi java vi troverete bloccati. Allora vi piacerebbe sapere java! Cerchiamo allora insieme di impararlo. Insieme. Insieme. Insieme.

Come farsi del zen a casa propria

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Steno Antre

di Steno Antre
Entropista e tassidermista.

Intanto bisogna fare basta, smetterla con queste mode tipo dei sassolini, acque liturgiche, niente, basta, ci vuole una pulizia interna, intanto prima dovete piantarla di fare casino. Poi, ci si spoglia, punto. Una volta spogliati, si va in bagno, dico spogliati nudi. In bagno si prende il coso, quello arancione. Lo si riempie di acqua bollente, ma bollente bollente e poi ci si siede a gambe incrociate davanti al clistere, chi ci riesce; tipo io che ho la schiena incancrenita, uso uno sgabellino. Ma sarebbe meglio a gambe incrociate, no?, solo che io ho la schiena che è un pezzo di legno, soffro dalla santa mattina alla sera. Anche adesso sono qua che sento delle fitte che mi trapassano. Comunque si prende il clisterino e ci si mette in posizione ‘della media apertura’, vedete l’immagine.
ella

A questo punto si alza con una cannula lo scroto e si infila con una certa determinazione il clistere e poi si fa, si schiaccia un po’. Se a questo punto si sente un dolore lanciante, vuol dire che l’acqua sta entrando nel corpo per il nostro scopo di pulizia interna, perché l’acqua calda si sa che sgrassa meglio, tipo i piatti, mescolame, e quindi si schiaccia fino a sentire che la peretta è vuota e si può evacuare, anche lì per terra va bene, basta avere uno straccio a portata di mano e a questo punto basta la prossima volta si parlerà di come gli eventuali residui uscenti possano essere sezionati per fare cose tipo aruspici o divinazioni grossolane ma anche di grande effetto scenico con i bambini. Fine, bene.

Le grandi recensioni musicali: Sting

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Lemma Colo

di Lemma Colo
Design & fitness.

Sting è tipo uno degli anni ottanta che ha fatto un sacchissimo di dischi anni ottanta ma anche roba non anno ottanta, tipo anno novanta o anche roba ottocentesca. È inglese ma ATTENZIONE canta in americano, quindi è facilmente comprensibile anche qua in little italy. Niente danish o fillandia o cose del genere. Rene che coitano ru-mo-ro-sa-mente. Niente del genere. Comunque Sting è questo tipo e che fa dischi ed è molto fashion: cerco su google sting e fashion: sting e fashion: “Circa 3.100.000 risultati (0,25 secondi)”: wow google tre milioni in meno di un secondo, fossero spermatozoi penserei che sei il mio ragazzo ah ah ah scherzo fabbry. Comunque. Dicevo, Sting. Fashion vorrei allegare alla mia rece di Sting un’immagine spero che si può:

sting

Si può. Vedete sopra che è un bell’uomo o almeno lo è stato. Molto fashion io che mi intendo anche di fitness posso dire che in altre foto si vede che è tonico anche se quando io sono nata (che non è molto tempo fa) Sting aveva già fatto tutto quello che poteva fare, nothing personal mr. Sting.
Comunque la receee, insomma per lame volevo partire bene, ma Sting cosa posso dire. Venti tette cinquanta bocca? Tipo dire cose così? Sting comunque suona anche, mi pare il basso. Sayonara!

Le grandi mode del momento: i social network

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rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

Beh, che cazzo. Tutti questi cazzo di cosi di come si chiamano. I cosi lì. Quelli di internet, quelli della rete come cazzo si chiamano. Beh, sono tutte delle stronzate. Queste cose finiranno per fottervi il cervello. Io dico. La colpa non è vostra, voi siete cioé la colpa è vostra perché siete dei coglioni, ma dico la colpa è vostra indirettamente. La colpa è di quelli che stavano al potere, dico quelli che hanno pensato a fare i soldi, sai di cosa sto parlando, i dollaroni. I dollaroni. Quelli che hanno fatto le cose tipo le tette. Le tette sono una bella merda, lasciatelo dire. Le tette. Ma io dico le cose tipo il consumismo. La reclame. Ma capite che un tempo non esisteva la reclame, niente, niente cazzo di reclame, non esistevano i prodotti. I prodotti, cazzo, non esistevano. Sugli autobus c’erano i bigliettari, erano delle persone come me e te e stavano sedute a fare biglietti. Tutto il fottuto giorno. Altro che quei cosi del cazzo i cosi. I network sociali, che provincia, che provincia che siamo diventati. Comunque, niente il discorso è che i social network ti stanno fottendo il cervello figliolo, c’è da fare la lotta di classe, prendi il pallone e vai in piazza a fare un porta a porta.
Ma non volevo parlare delle tette, io dico le cose.

time pilot

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time pilot
Il venticinque aprile, c’erano scritte un po’ dappertutto, a sant’olcese si festeggiava sempre il venticinque aprile perché era la festa della resistenza. Apparivano questi manifestini con i colori della bandiera dell’Italia e sopra la scritta W IL 25 APRILE, erano degli strani manifestini bassi e larghi, molto rettangolari, che avevo visto da quando ero bambino e che avrei visto per sempre. I manifestini apparivano di notte, non li ho mai visti attaccare, sembrava quasi che fiorissero da soli sui muri.
Io li ho conosciuti i fascisti. I fascisti mi hanno sempre fatto paura, perché avevano tutti la faccia da stronzi. Avevano dei giubbotti neri, pantaloni di jeans molti attillati, cranio rasato, erano tutti abbastanza grossi e -appunto- avevano la faccia da stronzi.
I fascisti a sant’olcese apparivano sempre in piccoli gruppi, non ho mai visto un fascista passeggiare da solo, magari mangiando un gelato. Quando apparivano erano sempre in gruppo e avevano l’aria di chi è già un po’ incazzato.
La seconda cosa che ricordo dei fascisti è l’uso intenso dei pennarelli neri. Le panchine e i cessi pubblici erano il posto in cui il fascismo trovava voce. Erano i posti del manifesto. Scrivevano tutti in un stampatello un po’ stilizzato a imitare i font di epoca fascista. Scrivevano DUX. I pennarelli neri dei fascisti dovevano essere speciali perché le loro scritte duravano tempi lunghissimi, non si sbiadivano mai. DUX MEA LUX.
A noi ragazzini di sant’olcese del venticinque aprile non fregava di meno. Ma proprio niente. Noi pensavamo alla fica, pensavamo al pac-man, pensavamo a supercar gattigher. Pensavamo agli alieni, alla masturbazione, a uccidere i gatti a sassate.
La seconda guerra mondiale era qualcosa di lontanissimo per noi che riviveva solo grazie all’originale TIME PILOT, uno dei grandi lavori della KONAMI che per molti mesi aveva stazionato nella sala dell’ACLI di sant’olcese. TIME PILOT era un videogioco cupo, tu guidavi un aereo da combattimento che stava sempre nel centro dello schermo, potevi dirigerlo in tutte le direzioni, ma era il fondo del cielo con le nuvole che scrollava sotto, dando l’idea del movimento. Tutto iniziava nella prima guerra mondiale, appariva l’aereo e sotto la scritta A.D. 1910, e subito da ogni parte apparivano biplani che iniziavano a spararti, e tu che avevi invece un aereo più moderno dovevi difenderti e ucciderli tutti e uccidere anche le mongolfiere che di tanto in tanto apparivano. Il programmatore di TIME PILOT era giapponese e quindi era poco ferrato sulla prima guerra mondiale, o forse in giappone è successo qualcosa nel 1910 che noi europei ignoriamo, in ogni caso se si superava il primo livello il nostro aereo era illuminato da una luce bianchissima e poi eravamo ricatapultati in un altro cielo e questa volta gli aerei erano quelli della seconda guerra mondiale e c’era scritto A.D. 1940. Questa i giapponesi la ricordavano meglio. Se si superava anche questo schema si finiva nel 1970, e allora si combatteva contro gli elicotteri, poi si andava nel 1982 e si combatteva contro i JET e infine si andava nel 2001 dove si combatteva direttamente contro gli ufo.
Questa cosa che nel 2001 si combatteva contro gli ufo a me metteva una certa angoscia anche perché, mentre nel 1910 il cielo era bello azzurro, man mano che passavano gli anni, il cielo era sempre più scuro e inquinato, fino a diventare nero nel 2001. Se ci sono gli ufo, pensavo, vuol dire che i terrestri sono stati sconfitti, che non c’è più nessuno e che sto combattendo in un cielo straniero. Pensavo questo e mi sembrava che fosse una battaglia inutile, una specie di ultimo urlo per la sopravvivenza della razza umana. La seconda cosa che a me metteva angoscia di TIME PILOT è che non esisteva la terra. Per quanto io iniziassi le mie partite dirigendo l’aereo verso il basso e tenessi il basso per tutta la partita evitando biplani e proiettili vaganti, il mio aereo restava per sempre in questo cielo infinito, senza nessun bordo da nessuna parte. Un cielo eterno in ogni direzione abitato solo da aerei nemici e che per sempre sarebbe stato abitato solo da aerei ed elicotteri da combattimento. I suoni di TIME PILOT li ho sentiti centinaia di volte, migliaia. Mi sono entrati dentro fanno parte di me, della mia identità. Quando penso, io penso anche con le luci che ho visto, i colori del cielo digitale, i suoni senza senso che si sono ripetuti per ore e ore nella saletta vuota del bar ACLI. Quei suoni erano suoni moderni, erano i suoni di una forza nuova, erano i suoni di una guerra che c’era in quel momento, che c’era stata e che ci sarebbe stata ancora. Ho combattuto il venticinque aprile grazie alla KONAMI. Grazie ai programmatori nippo.
I fascisti che ho conosciuto quando andavo a Genova erano tutti al liceo classico che frequentavo. Erano come quelli di sant’olcese ma avevano più soldi. Vestivano giubbotti che costavano un sacco di soldi. Il fascista che ho conosciuto meglio si chiamava faina ed era il mio compagno di banco. Era un paninaro. Era molto più grosso di me e non era un fascista con la faccia da incazzato, ma mi prendeva spesso a cazzotti. Non diceva apertamente di essere fascista, non era uno che volesse convincere gli altri ad essere fascisti, ma era fascista. Stava con altri ragazzi che erano fascisti.
Non giocava a TIME PILOT, non credo che giocasse ai videogiochi, sembrava più grande di me. Era un fico, vestiva con questi vestiti da paninaro, faceva piani sui vestiti che si doveva comprare, mi spiegava quali erano i vestiti giusti da comprare per essere paninaro, era il giubbotto moncler, la cintura el charro, i pantaloni armani, le scarpe timberland, e gli occhiali scuri rayban. Lui si vestiva così, ogni giorno, e andava in palestra, era in formissima e sembrava sempre abbronzato. Mi diceva che addosso aveva un sacco di soldi.
Lui era fascista perché era paninaro, in quanto i paninari che frequentava erano fascisti. Disegnava sul banco il logo di forza nuova. Ma lui non era veramente abbronzato, non sempre. Durante le ore di lezione tirava fuori una scatola di crema e poi andava in bagno e in bagno si spalmava questa crema sulla faccia e sul collo, con questa crema sembrava sempre abbronzato. Quando tornava poi mi si avvicinava e mi chiedeva sottovoce se si vedeva il passaggio o se l’aveva spalmata bene.
Io ero onesto, gli dicevo quando si vedeva che era crema e lui poteva spalmarla meglio e sembrare abbronzato sempre. Non dimenticherò mai quella crema, la sua faccia coperta dalla crema. E i suoi sogni, lui sognava una moto, il teneré azzurro. Passava le ore della lezione con le riviste di moto e mi faceva vedere il teneré azzurro, lo baciava.
Faina mi somigliava in questo, che era della mia generazione. A lui dei fascisti non fregava un cazzo. Lui pensava alla fica, lui pensava al teneré azzurro. Andava in palestra, andava in discoteca a sentire i duran duran, erano queste le cose che lo facevano svegliare alla mattina, erano queste le cose che sperava. Anche per lui il venticinque aprile non era niente, era qualcosa di fuori dal tempo. Se riuscivi a battere anche gli ufo, TIME PILOT tornava nel 1910 ma questa volta i biplani erano stronzissimi sparavano velocissimo.