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Non ha fame, si sente bene, si toccava la pancia e si sente bene, la pancia di alberto è piatta, sembra la pancia di una ragazzina, è eccitante la sua pancia, alberto la trova una pancia perfetta, una linea, si vede il cuore sussultare anche se non è lì il cuore, la pancia sussulta in ogni caso e alberto fissa la sua pancia e sta bene si sente tranquillo e sexy, sente le sue costole, si sente sottile, si sente come uno che potrebbe sparire, che non è necessario, e resta immobile a fissare la cucina vuota, di pomeriggio, c’è questa luce di pomeriggio che entra dentro dalla finestra e crea delle lame che attraversano la stanza e illuminano il polpaccio di alberto. Nel niente ci sono piccoli granelli di polvere che si muovono nella luce e poi entrano nel cono d’ombra.
A seconda del sito nutrizionale a cui si collega, il giudizio cambia, in sostanza per nessun sito alberto è nel corretto peso forma, ma solo uno parla di pericolo di anoressia, per gli altri siti è semplicemente sotto peso. Alberto pensa che deve essere bello fare sesso con lui, con quella sua pancetta liscia che sussulta, si piace così come è si sente bene, non ha niente addosso più di quello che gli serve. Non è vero che non mangia, lui mangia regolarmente, ma mangia solo quello che gli serve e quello che gli serve è tanto semplice. La gola è uno di quei vizi, uno dei sette no? E alberto sa che mangiare troppo significa fare del male al proprio corpo, con quei pezzi di carne infilati dentro senza motivo, solo perché sono stati salati o zuccherati e chiedere li ha cucinati lo sta ingannando facendo credere che quella roba è roba che gli fa bene, che lo farà stare meglio, che quella roba è buona. Invece ogni cosa è un veleno per il corpo, il corpo avrebbe bisogno solo di luce. Anche se volesse non riuscirebbe a mangiare di più, quando si trova in mensa e gli mettono quegli enormi piatti di pasta immersi nel ragù lui prova a mangiarli ma dopo un po’ si ferma, rimane a guardare i canelloni unti, i piccoli pezzi di carne infilati nella pasta molle, quella crema: sembrano piccoli cazzi venuti, ecco cosa ricordano ad alberto, piccoli cazzi venuti, abbandonati nel piatto ancora caldi.
La faccia no, la faccia di alberto non è più quella di una volta, è scavata, sembra uno di quei guru orientali che ridono bevendo acqua e predicando qualche tipo di ascesi per occidentali. Ha quella strana caratteristica che hanno i volti che dovrebbero mostrare sofferenza, ma invece sorridono come se non ci fosse nessuna corrispondenza tra quelle guance vuote e l’anima. Come se ci fosse una separazione tra corpo e anima, e una non dicesse niente di quello che c’è nell’altra.
Sta bene alberto e prende come una specie di benedizione quella dieta naturale che era nata da sola e adesso, grandicella, proseguiva per i fatti suoi. Alberto non deve fare nessuno sforzo per stare bene il suo corpo manda segnali positivi, anche se non sani.
Non è una dieta sana, una di quelle diete che creano un corpo atletico e pronto, è una dieta naturale. È una dieta per sopravvivere al meglio, per non vomitare. È un modo per avere una disciplina, per avere economia, per essere essenziali. Il corpo di alberto è essenziale, fa a meno e sbalordisce per la sua tenacia lo stesso alberto che era abituato a vederlo solo ingrassare e crescere. Adesso è cresciuto abbastanza e si asciuga, prende tutto quello che aveva immagazzinato negli anni prima e si nutre di quello, dei succhi gastrici di quando era bambino, di quelle ossa che si era trovato nel momento della nascita e che testarde lo seguivano ancora dentro, lo tenevano in piedi e gli permettevano di camminare, di cadere, di respirare di godere.
È pronto per qualsiasi cosa, anche se è debole, non è il tipo di ragazzo a cui chiedere di aprire il barattolo di marmellata, ma alberto non ha come scopo della sua vita aprire barattoli di marmellata, non è nato per quello. Il te verde si beve senza zucchero e ha gusto di tabacco.
Eleonora gli aveva detto che ormai non aveva maniglie a cui attaccarsi, quando facevano sesso e di notte gli diceva che era scomodo stargli attaccato. “Sei tutto angoli” ha detto la scorsa notte. Alberto ride, vuol dire che funziona, che sta bene. La ragazza ha iniziato a cucinare, a fare dei piatti appetitosi che alberto mangia finché può, eleonora, come sua madre, è convinta che essere magri significhi stare male e che mangiare faccia stare bene, ma alberto pensa invece che fare mangiare un uomo magro che sta male, avrà come risultato un uomo grasso che sta male. Non è in queste cose che si vede la felicità. La felicità non si vede.
In cucina c’è un piatto posato sul tavolo e avvolto nella carta argentata, è un pesce, dentro al piatto c’è un pesce che eleonora ha cucinato ieri sera e che alberto ha mangiato per un po’. Il pesce aveva ancora la testa e gli occhi fritti erano come esplosi dentro al piccolo cranio del pesce. Alberto si chiede se i pesci hanno effettivamente un cranio. Masticando alberto aveva sentito il veleno del pesce che gli entrava dentro ma non si era preoccupato perché il corpo di alberto sapeva resistere ai veleni, avrebbe vomitato. Quando eleonora se ne era andata alberto era andato in bagno e aveva aperto la bocca, il pesce era guizzato fuori da solo, con un salto bianco era finito nella tazza del cesso ed era sparito.
Quello che resta è lì sul tavolo, immerso nella stagnola e eleonora sicuramente controllerà se alberto lo ha mangiato. Ci vorrebbe un gatto, è un po’ che alberto ci pensa, non tanto per il pesce, ma per avere qualcuno intorno che non pensa a lui, che lo lascia respirare. Un gatto ha molti vantaggi, prende i topi, mangia i pesci avanzati. Usa la sabbiera. Molti gatti sono magri, nell’immaginario collettivo di alberto i gatti sono sostanzialmente esseri magri.
Ci sono esseri che si nutrono di luce, lo ha letto su internet, c’è il sito di una ragazza che ha anche una scuola o qualcosa del genere, lei si nutre di luce astrale, ha seguito dei maestri che le hanno insegnato come si fa e lei adesso si nutre di luce astrale e di un po’ di acqua zuccherata con le prugne, per motivi biologici. Qualcosa bisogna darlo per l’evacuazione. Luce astrale significa nutrirsi solo di quello che serve al corpo e al corpo serve poco. Un corpo che mangia poco si muove meno, è meno agitato, suda meno, produce meno tossine. Un corpo che mangia poco è senza forze, non può fare del male, può solo subire la violenza di quelli che sono attorno a lui. Il suo corpo è un corpo di pace, perché allora lo tormentano tutti come se fosse malato?
Alberto si alza, va fino al tavolo e resta un attimo a fissare il piatto avvolto dalla carta argentata. La luce dalla finestra taglia il piatto in due parti uguali, quella al sole brilla. Alberto abbassa la mano e tocca la carta di alluminio che è calda, si è scaldata con il sole, alberto non ha la più pallida idea di come facciano a fare quella carta così delicata fatta di metallo. Ci saranno macchinari che trasformano il metallo in carta, lo riducono a uno spessore ridicolo.
Con una mano prende il piatto e va verso il cestino della spazzatura, poi si ferma. I sacchetti della spazzatura non sono sicuri. Guarda a destra e va verso il bagno, eleonora non potrà squarciare i tubi dello scarico come aveva fatto con i sacchi. Il pesce è sotto la carta argentata, si sente in tutta la cucina l’odore aspro del limone e quello del pesce, è un odore che alberto non riesce ad associare a niente, l’odore di un muscolo tenuto sotto sale dalla nascita, mangiare è una cosa così miserabile, arti di animali, di bestie, pezzi di cose che stanno marcendo, vanno in putrefazione, e il pesce ha questo odore perfetto, un odore da poveracci, di rinfrescume, una cosa che è così umana, così simile al modo di pensare di muoversi di sudare dei civili. Un vicino di fronte prende la moglie a ceffoni tutte le notti, le urla che è una troia, per ore e lei grida e piange, ogni santa notte verso le tre e alberto resta immobile nel letto ad ascoltare e aspetta che succeda quello che deve succedere, che le urla si facciano troppo forti, che ci sia un grande silenzio e poi l’arrivo della polizia, che ci sia una carneficina e invece poi si sente bestemmiare per un po’ e poi a volte si sente ridere e non succede mai niente. Una volta alberto aveva scoperto che dalla sua finestra del bagno poteva vedere la sala di aspetto di un salone di bellezza, di giorno l’imposta restava chiusa, ma quella notte era aperta, c’era un caldo torrido, e dalla finestra al buio vedeva questa sala d’aspetto dove una ragazza era assieme a due ragazzi di colore e ridevano e parlavano bevendo come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, alberto non sentiva di cosa parlassero, ma era eccitato, quella ragazza sola in quella sala di aspetto di un salone di bellezza chiuso, in piena notte, con due ragazzi di colore e lui poteva spiare ogni cosa, si toccava ogni tanto per sentire se aveva davvero un’erezione, e alla fine non succedeva niente, continuavano a parlare e scherzare, per ore e lui si era messo sul letto, era eccitato e si era addormentato, la mattina dopo la persiana era di nuovo chiusa.
Alberto toglie del tutto la carta argentata e fissa il pesce, poi con un gesto lo fa cadere nella tazza del cesso. Rimette la carta argentata sul piatto e con l’altra mano tira la catena. L’acqua scende e tutto si confonde nella schiuma azzurra profumata.
Alberto torna in cucina e posa il piatto sul tavolo, ottima cena, un ottimo pesce, ecco dirà ad eleonora, una gran bella bestia.
Una cosa che alberto fa è camminare, perché camminare tiene in forma ed è una attività economica, si lavora sulle giunture e il corpo si rassoda. Ogni tanto corre, ha un paio di pantaloncini corti e una maglietta nera con la siluette di una pantera grigia. Corre lungo il percorso dell’acquedotto, lentamente, e sente le sue ossa che mandano delle fitte, lo avvertono di qualcosa. La sua corsa non ha niente dello scatto veloce di quelli che incontra, con i loro ipod alle orecchie e la falcata lunga, il suo è uno movimento disperato, passo dopo passo, metro dopo metro continua sotto al dolore delle ossa pensando che il passo dopo non si sarebbe fermato, magari poco dopo sì, ma non il prossimo passo, e questa cosa la pensava per ogni passo, il dolore alla base del collo quella fitta alle costole gli dicevano di fermarsi e lui rispondeva che -oh certo- si sarebbe fermato, ma non quel passo, tra poco, ma quel passo significava che era ancora vivo, che poteva ancora correre, ancora un passo poteva farlo, se si fosse fermato, anche solo una volta, anche solo per allacciarsi una scarpa o per prendere fiato, allora non sarebbe più ripartito, sarebbe morto.
Si corre meglio a stomaco vuoto, non con la fame, ma con lo stomaco vuoto quando si rilassa.
Uno dei problemi di mangiare è la fame. Prima arriva la fame, come una pazza urla di mangiare, e poi quando alberto si infila in bocca quel pesce arriva un godimento rabbioso e animale. Si sta bene mangiando, si amministra una specie di orgasmo minore ma lento, costante. Quando la fame finisce allora alberto si rende conto di essere stato ingannato. La fame se ne va e alberto capisce cosa ha fatto, sente nella sua pancia quella carne masticata, quella carogna che gli raschia contro, che lo tira verso il basso. Il cibo ingoiato è un estraneo che lo rende stupido, gli fa venire sonno e nausea. Perché ha aperto la sua bocca e si è infilato tutto quello schifo in gola, perché? Tutto per colpa della fame che lo aveva accecato. Un trucco.

Eleonora apre la porta del bagno ed è pallida, guarda alberto e dice il pesce. ‘Il pesce’ ripete alberto senza capire. “Il pesce non lo hai mangiato” fa Eleonora e fa una specie di singhiozzo improvviso. “Mi hai detto che avevo cucinato bene e lo hai cacciato nel cesso” mette le mani davanti agli occhi come per nasconderli.
“Non ho buttato il pesce nel cesso, io…”
“È ancora là che galleggia”
“Galleggia cosa?”
“Il pesce, alberto, il cazzo di pesce che ti ho cucinato, è nel tuo cesso che galleggia”
Alberto non dice niente, fa due passi verso il bagno, rallenta e poi entra deciso dentro e guarda nella tazza del cesso. Il cadavere del pesce è lì, a pancia in su, scarnificato che galleggia con la coda immersa in profondità e la testa quasi fuori dall’acqua.
“Cazzo”
“Mi hai anche detto che lo avevo cucinato bene, perché mi hai preso in giro, perché non hai soltanto detto che lo avevi mangiato? perché mi hai detto che lo avevo anche cucinato bene? Non lo hai neanche toccato quel fottuto pesce. Non lo hai neanche toccato”
Alberto fissa il pesce come ipnotizzato, non ha il coraggio di alzare la testa verso di lei. “Pensavo che lo avessi cucinato bene. Aveva un buon odore”
“Un buon odore”
“Di pesce”
“Per questo lo hai buttato nel cesso”
“Ti prego, non…”
“Ma cosa cazzo credi di essere”
“L’ho mangiato quasi tutto”
“Non sono…”
“Ne era rimasto un pezzo”
“Non sono tua madre puoi fare quello che cazzo vuoi”
“L’odore era…”
“Alberto, sei anoressico”
“Io non credo, tu stai prendendola male, io ho mangiato quel pesce, quasi tutto”
“È ancora lì che galleggia, è tutto lì”
“Forse è un altro pesce”
“Cosa…”
“Forse è risalito dagli scarichi. Hai presente i coccodrilli. Magari è risalito dal mare ed è venuto a morire nel mio cesso”

Eleonora non dice niente, sembra che l’abbia impalata. Sembra che abbia davvero un palo che sale su dal basso e le sfondi gli organi interni e lei stia facendo uno sforzo incredibile per non muoversi e per non morire.

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