wimble.doc .epub

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I ragazzoni di MRT hanno riunito i materiali della grande sfida autunnale/invernale di wimble.doc in un ebook scaricabile da questa pagina. Si tratta di racconti affilati come lame, immagini, foto, parole, tutto dalla schiuma della narrativa giovane fichetta e sì, ci sono anche alcuni racconti scritti da noi, giovani scrittori conformi al sistema.
Scaricatelo sul vostro ebook reader, stampatelo, leggetelo on line, fate come potete, il prima possibile, fatevi nostri, con quel tipico amore di cui siete capaci. Stay tuned!

Storia di uno scatto

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La prima cosa che impari quando sei a Zanzibar è che sei un turista, cioè non è che esistono persone che vanno in Zanzibar e che possono integrarsi con l’ambiente e altre che invece ci fanno la figura da turisti, ma nel momento stesso in cui metti piede in Zanzibar, il tuo dna viene marchiato e da quel momento in poi la tua relazione con il posto è la tipica relazione di un turista e l’unica cosa che puoi fare è accettare quel tuo senso di estraneità cretina tipica dei turisti cercando di dosare la cafonaggine e la paraculaggine che da quel momento si attorciglieranno attorno al tuo francese stentato e attorno alla forma da monolite nero e piatto della tua carta di credito.

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Sulla superficie igroscopica (pt. 1 di boh)

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Seguitemi. Se è vero che i fogli di carta A4 pesano 80 grammi al metro quadro allora significa che un singolo foglio A4 pesa circa 12 grammi. Ora calcolando che io ogni volta ricavo quattro foglietti da un singolo foglio A4, semplicemente piegandolo e strappandolo con le mani, e che ognuno di questi foglietti pesa dunque 3 grammi e, ancora, che io consumo almeno una decina di foglietti al giorno, allora 3 grammi per 365 giorni fanno più o meno un chilo di carta all’anno, cioè trenta chili di carta in totale. Dove voglio arrivare? Ora ve lo spiego.
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non condivido

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vedo il video e clicco su condividi e lo faccio vedere anche ai miei amici, la foto, la canzone, il testo: condivido ogni cosa e quella cosa sono anche io perché l’ho scelta. la moltiplico.

in questa moltiplicazione digitale viene meno il mio racconto. la cosa entra ed esce senza che io possa prenderla davvero dentro di me e cercare in quella cosa i punti del mio racconto.

manca la mia versione dei fatti. copio e incollo e quest’atto mi rende simile a un ripetitore, non mi dà la possibilità di mentire e -mentendo- di trovare la verità nascosta nella cosa.

la cosa poi esiste solo se c’è, se è riproducibile. la rete diventa un mare dopo un naufragio: a galla i resti di cose, oggetti, persone. quello che non c’è forse non c’è mai stato. o forse è colato a picco.

se qualcosa avviene e non lascia nessuna traccia in rete del suo esserci stato, se non produce qualcosa di condivisibile, ci si può solo affidare al mio racconto.

il mio racconto è questo: sono entrato in questa pasticceria per prendere delle paste, bisogna salire una grande rampa di scale e poi suonare un campanello. quando entri vedi due o tre pasticcieri che ridono, tengono in mano grossi vassoi, aprono armadi da cui esce una nube gelata e poi altri da cui esce un calore secco.

quando sono entrato ridevano, si prendevano per il culo e poi mi hanno chiesto cosa volevo e allora hanno iniziato a prendere per il culo anche me, si vedeva che erano felici.

ne avevano voglia, e io ho detto cosa volevo e un tipo mi ha detto di seguirlo e mi ha portato fino a un tavolo dove c’erano due grossi pacchetti, chiusi, con un fiocco.

“è per i dolci?” mi ha chiesto e io gli ho detto di sì e in quel momento avrei addentato tutto, la sua gola, il gelo ai denti, l’odore zuccheroso dell’aria, la vaniglia salata che avevo sulla pelle.